Volkswagen si assicura il litio per le sue auto elettriche


Il Gruppo Volkswagen si assicura una fornitura decennale di litio, materiale fondamentale per produrre le batterie che alimentano le auto elettriche. Il gigante di Wolfsburg ha infatti annunciato di aver firmato un memorandum d’intesa con Ganfeng Lithium, colosso cinese dell’estrazione di questo prezioso materiale. Grazie a questo accordo Ganfeng metterà il litio a disposizione del Gruppo Volkswagen, di tutti i suoi brand e dei suoi fornitori per i prossimi dieci anni. Litio che servirà a costruire le batterie che VW installerà sugli oltre 70 modelli di macchine elettriche che verranno lanciate dai singoli marchi del gruppo nei prossimi due lustri. Proprio per questo Stefan Sommer, Membro del Cda del Gruppo Volkswagen con responsabilità per Componenti e Acquisti ha definito l’accordo con Ganfeng “strategico e cruciale per implementare l’offensiva elettrica”. Oggi la domanda mondiale di litio è abbastanza in equilibrio con l’offerta, poiché questo materiale viene usato quasi esclusivamente per le piccole, seppur numerose, batterie degli smartphone e di altri device elettronici.


A breve, però, la domanda crescerà vertiginosamente con l’arrivo sul mercato delle auto elettriche. La stima è che la domanda mondiale di litio possa più che raddoppiare già nel 2023 e non è ancora certo che l’offerta riesca a soddisfarla al 100%. Ci potrà essere qualche costruttore auto, quindi, che resterà a corto di litio. “Entro il 2025 – continua Sommer – circa un quarto della nostra flotta sarà già alimentata elettricamente. Di conseguenza, la nostra domanda di materie prime per la produzione di celle aumenterà rapidamente nei prossimi anni”. Ganfeng Lithium è tra i maggiori produttori al mondo di litio: a fine 2017 era suo il 10% della produzione globale di carbonato di litio, l’11% della produzione globale di idrossido di litio e il 47% di quella di lito metallico. La società cinese, che fornisce il litio anche a Tesla, BMW, LG Chem, controlla miniere in mezzo mondo: Cina, Australia, Congo, Cile e Argentina, solo per citare le maggiori. Proprio in Argentina Ganfeng ha appena firmato l’accordo con Americas Lithium per aumentare la sua partecipazione nel sito di Caucharí-Olaroz. Parallelamente all’accordo con Ganfeng per la fornitura di litio, Volkswagen sta anche pensando a come recuperare il litio presente nelle batterie esauste. Entro fine anno dovrebbe aprire i battenti un impianto di riciclo delle batterie a Salzgitter, in Bassa Sassonia.


Volkswagen prevede però che un vero e proprio flusso di ritorno delle batterie esauste non arriverà prima del 2030, vista la vita media di circa 10 anni di un accumulatore per EV. Volkswagen sta anche lavorando con la californiana QuantumScape (nella quale ha investito 100 milioni di dollari a settembre 2018) alla produzione in piccola scala di batterie a stato solido. QuantumScape e Volkswagen prevedono di iniziare a produrle entro il 2025. Una batteria a stato solido riesce ad immagazzinare, a parità di litio utilizzato, molta più energia rispetto a quelle realizzate con le attuali tecnologie. A metà marzo Volkswagen, insieme a Northvolt e altri partner industriali e scientifici di sette Paesi europei, ha creato il consorzio European Battery Union (EBU) e ha partecipato al bando del Ministero dell’Economia tedesco per ricevere fondi per la ricerca sulle batterie per EV. Il programma di incentivi governativi del Governo tedesco, voluto dal ministro Peter Altmaier, prevede due tranche da 500 milioni ciascuna da erogare a consorzi per stimolare la ricerca e per facilitare la costruzione di fabbriche di batterie per auto elettriche in Europa. Oggi il Gruppo Volkswagen ha accordi pluriennali di fornitura di celle per le batterie con LG Chem, SKI, CATL e Samsung e in occasione della presentazione del bilancio 2018, il mese scorso, ha dichiarato che “sta anche considerando una possibile partecipazione in siti produttivi di celle per le batterie in Europa”. Il litio che Ganfeng fornirà nei prossimi dieci anni a Volkswagen, quindi, sarà certamente utilizzato dai fornitori selezionati ma potrebbe anche finire ad un impianto produttivo europeo partecipato dal gruppo.

 Lorenzo Baroni 

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