vige la legge del più forte, pronostici rispettati



Con la vittoria di ieri, i G2 sono ufficialmente entrati nella leggenda: 800.000 dollari e la corona del vincitore. Nuovamente. Un’impresa scontata? Forse telefonata, visto il team che si trovavano a dover affrontare? Può anche darsi. Ciò non toglie, però, che è stata meritata.

Lo stesso onore deve esser ovviamente tributato anche alla squadra avversaria, non priva di grande valore ma, diciamocelo, invisi alla maggior parte del pubblico. Il Martellone di Sledge, simbolo del primato mondiale in Rainbow Six Siege, è stato sollevato ancora una volta da mani ormai conosciute, dopo che tutti gli occhi dei giocatori appartenenti alle sedici formazioni in gara, per un’intera, settimana si sono posati su di lui con feroce bramosia.

Se i group stage non hanno riservato grosse sorprese, confermandoci sostanzialmente gli equilibri di potere vigenti, lo spettacolo è esploso durante la fase ad eliminazione, in un crescendo sfociato – appunto – in questa finale inedita: G2 vs. Team Empire. Di questo Invitational canadese, oltre alla meravigliosa location e all’allestimento, (tra i più belli visti sinora) ci sono rimaste impresse almeno quattro cose; quattro diversi momenti spartiacque per il torneo: il percorso (e la simpatia incontenibile) dei Nora Rengo, l’exploit del Team Empire, la sconfitta degli EG…e infine il tracollo proprio dei russi.

Impassibili. Glaciali. Si sono presentati al torneo come delle macchine prive di sentimenti, se ne vanno da esseri umani. Dopo esser riusciti a superare brillantemente i group stage ed aver mandato a casa Liquid (quarti) e Nora Rengo (semifinale), ci ha pensato il “babau” europeo a spaventarli. Anzi: a prenderli letteralmente a sberle. Pur non essendo stato un inizio semplice per i G2 (ricordiamo che la prima mappa è finita al ventiduesimo round e dopo due ore di gioco), sono comunque riusciti a far capitolare velocemente i russi che, forse troppo presto, hanno perso la testa nella seconda (7 a 4) e terza mappa (7 a 1).

Insomma, non c’è stata storia. La superiorità tecnica dei virtuosi di Rainbow Six Siege: ovvero Pengu, GoGa, Kantoraketti, Fabian e jNSzki, è stata smaccatamente evidente e tutta l’esperienza è uscita sulla distanza. I neo (per l’ennesima volta) campioni del mondo, ora, pensato già al futuro. Magari alle finali Pro League di Milano del prossimo maggio.



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