Uncharted non sarebbe stato possibile se fosse uscito oggi



Scambiando quattro chiacchiere con la redazione di VentureBeat, Amy Hennig ha ripercorso gli intensi anni di sviluppo di Uncharted: Drake’s Fortune e offerto degli interessanti spunti di riflessione sui videogiochi moderni e sui grandi cambiamenti avvenuti nel corso degli ultimi 15 anni.

Nel raccontare il suo conflittuale rapporto con le regole e i ritmi di lavoro che dominano l’attuale medium videoludico, la fresca vincitrice del premio alla carriera dei Game Developers Choice Awards 2019 ha spiegato che “non penso che un gioco come il primo Uncharted sarebbe stato possibile ai giorni nostri, anche se è stato il titolo che ha dato l’impronta fondamentale a questa grande serie. L’idea di un’esperienza di gioco di otto ore, che non ha modalità online e in cui l’unico fattore di rigiocabilità è dato dalla possibilità di sbloccare i trucchi e ottenere gli oggetti collezionabili, è ritenuta superata”.

Con un pizzico di amarezza dovuto, presumibilmente, all’atteggiamento assunto dalle principali aziende del settore, Hennig ha poi aggiunto che “ora devi avere un sacco di ore di gioco, otto non basterebbero mai. E poi devi integrare una sorta di modalità multiplayer, perchè ovviamente è quella la direzione in cui stanno spingendo, verso i ‘giochi come servizio’ e i battle royale. Non so se c’è una parola che possa aiutarci a descrivere la situazione attuale, ma so però che non stanno spingendo per i videogiochi con una storia ben delineata, non sono propensi ad accettare titoli con una narrazione tradizionale che hanno una forma, un arco di eventi, una destinazione e una fine. Un gioco come servizio che viene sviluppato dal vivo, e che continua a tempo indeterminato, non lo fa”.

E voi, cosa ne pensate delle dichiarazioni dell’autrice che ha dato forma alla serie di Uncharted? Servitevi pure della lavagna dei commenti per condividere con il resto della community di Everyeye.it il vostro parere al riguardo.



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