un viaggio in Oregon, terra di vulcani, laghi, cascate e infetti


L’ultimo esempio videoludico di “ambientazione protagonista” che ci torna alla mente è senz’altro quello riguardante Red Dead Redemption 2. Non c’è dubbio alcuno, infatti, che oltre alla gigantesca presenza narrativa di Arthur Morgan e dei componenti della “banda Van der Linde“, la mappa di gioco sia una vera attrice del cast, silenziosa dal punto di vista dialogico, ma comunicativa a modo suo, almeno quanto chi di chiacchiere sullo schermo ne fa anche troppe («I have a plan!»). Anche se non conosciamo ancora quale importanza rivestirà il setting nell’economia del racconto, sappiamo che dal punto di vista ludico Days Gone punterà gran parte delle sue fiches sulla forza dell’ambientazione, una riproduzione della terra in cui si trova la base operativa del team di Bend Studio, ossia l’Oregon.
La varietà degli scorci che potremo ammirare sembra davvero gigantesca e questo, di per sé, gioca già a favore del titolo in esclusiva per PlayStation 4. Ma chiaramente un open world gigantesco da solo non basta affatto, ed è assolutamente necessario che l’ambiente possegga una sua specifica e riconoscibile personalità. Su questo fronte, Days Gone sussurra all’utenza promesse molto intriganti, suggerendo apertamente che l’universo di gioco influenzerà il gameplay con la struttura del suo territorio e del suo mutevole clima. A tal proposito, prima di scoprire quali minacce ci attendono, facciamo un piccolo ripasso di geografia! Esploriamo quindi insieme l’Oregon (quello virtuale) per capire un po’ più a fondo cosa possiamo aspettarci dal mondo di Sony Bend. Zaino in spalla!

Dai laghi ai vulcani

Nonostante la vastità dello Stato, l’Oregon conta pochi abitanti (basti pensare che persino la città più grande, Portland, ospita poco più di mezzo milione di anime) e i centri cittadini occupano soltanto una piccola porzione di una delle terre più straordinarie degli Stati Uniti d’America, caratterizzata da un’immensa varietà, quasi quanta se ne può trovare nell’intera federazione USA.

Days Gone strizza l’occhio proprio a cotanta abbondanza, offrendoci la possibilità di esplorare ben sei regioni diverse. L’Oregon è anche il Beaver State, chiamato in tal modo per l’amore dei locali verso i simpatici castori, passione così forte da mettere il roditore persino sul retro della bandiera (l’unica, assieme a quella del Paraguay, ad avere due facce).
Cominciamo a dipanare la diversità geografica dell’Oregon con uno dei suoi luoghi più spettacolari: Crater Lake, il lago più profondo degli Stati Uniti (594 metri).

Ottomila anni fa, al posto del lago c’era un vulcano che ebbe un’eruzione cataclismica, formando un calderone di magma bollente che, una volta raffreddato, diede origine alla particolare forma a ciambella dello specchio d’acqua (il quale sembra scavato nella terra e dove sorge, in mezzo, un’isoletta chiamata Wizard Island).

L’Oregon è un territorio vulcanico: il monte Hood, che coi suoi 3500 metri è la cima più alta dello Stato, altro non è se non un vulcano dormiente, e la presenza di piane laviche e grotte sarà uno degli elementi cardine di Days Gone. Le acque del lago sono tra le più pulite al mondo, ed ogni anno attraggono migliaia di turisti amanti della natura: un bel posticino da visitare, sia fisicamente che virtualmente. Situato nella regione del Pacifico nord-occidentale, l’Oregon offre anche una lunga costa di 583 chilometri. Nemmeno le spiagge sembrano volersi somigliare tra loro: da quelle rocciose e “inglesi”, alle autostrade di sabbia “californiane”.

Tra cascate, deserti e città fantasma

Sapevate che nell’Oregon ci sono le Niagara Falls? Se eravate rimasti a quelle situate tra Stati Uniti e Canada, state pure tranquilli perché non si sono ancora spostate! È semplicemente un caso di omonimia dovuto al torrente da cui nascono: il Niagara creek, per l’appunto. Quelle del Niagara sono soltanto un esempio delle decine di cascate che costellano il Beaver State. La più famosa e spettacolare di tutte è certamente Multnomah, con la sua magistrale altezza di 189 metri e circondata da una foresta incontaminata.

In questa strepitosa varietà poteva mai mancare un deserto? Certo che no: è l’High Desert dell’Oregon che si estende per ben cinquantacinquemila chilometri quadrati, in tutta la parte sud-orientale del paese, abitato da una fauna variegata.

Non dimentichiamoci delle zone abitate…o, per meglio dire, “disabitate“. L’Oregon infatti è disseminato di piccoli paesini, molti dei quali, a causa del progressivo migrare dei giovani verso le grandi metropoli, sono rimasti deserti. Indovinate qual è lo Stato americano con più città fantasma…avete indovinato! Basandoci su questo curioso dato, possiamo facilmente immaginare che gli sviluppatori abbiano preso spunto da queste ghost towns (molte delle quali, a vedersi, sanno ancora di vecchio West), per rendere maggiormente inquietanti i nostri viaggi in sella alla roboante motocicletta.

Non si possono scattare selfie!

Se c’è una cosa che abbiamo imparato finora è che “bigger is not better” quando si parla di titoli open world. Quello che ci interessa davvero, rispetto all’ambientazione, è che la mappa possa diventare a tutti gli effetti una co-protagonista del gioco.

Nel mercato attuale, si contano sulla punta delle dita (di una mano…e pure monca!) le opere videoludiche che sono riuscite nell’impresa di offrire qualcosa di più di una semplice cornice ambientale, per quanto bella possa apparire. Il colpo d’occhio in Days Gone non manca di certo, e nel recente trailer dedicato alla regione di Farewell ci è stato spiegato che il paesaggio circostante sarà un vero e proprio nemico, più che un semplice orizzonte da ammirare. Sarà quindi un luogo in cui non potremo fermarci un attimo per rilassarci: spinti dal costante senso di pericolo, dovremo fare un pieno di benzina e rifornimenti per poi correre a gambe levate.

La speranza è che gli sviluppatori di Bend Studio abbiano caratterizzato la mappa con la giusta dose di personalità, dando alle condizioni climatiche la dovuta importanza nella sovrastruttura ludica, senza limitarsi semplicemente ad aumentare la scivolosità delle strade quando piove, o ad aggiungere dei buff ai “Furiosi” nelle zone innevate. Mentre fantastichiamo, l’uscita di Days Gone si fa sempre più vicina, prevista per il prossimo 26 aprile. Abbiamo già avuto la possibilità di spulciare una buona parte del gameplay e le sensazioni sono ambivalenti.

Da un lato, abbiamo osservato con moderata curiosità le orde di zombie à la “28 giorni dopo“, gli accampamenti di predoni, la visuale sopravvivenza e le armi melee, consci di trovarci dinanzi a dinamiche proprie di tante altre opere similari. D’altro canto, resta impresso in modo indelebile nella nostra memoria il filmato in cui Deacon, il protagonista del gioco, si ritrova inseguito da un’ondata di Furiosi: il mitra non basta per fermarla, ed il nostro biker deve obbligatoriamente fuggire.

E scappa tagliando una fune per far cadere degli assi di legno, piazzando esplosivi per far schizzare grossi tronchi di quercia come molle, facendo saltare in aria barili di carburante, ed utilizzando un pavimento cedevole come trappola, per poi farlo crollare sotto il peso dei nemici.

Insomma, come si evince da questa lista solo parziale di azioni disponibili, “interattività” e “varietà” dovranno essere le parole chiave per la piena riuscita della nuova esclusiva a marchio Sony. Il setting sarà dunque un elemento fondamentale per dare a Days Gone quella marcia in più utile a distinguersi dai congeneri. La diversità ambientale dell’Oregon, come abbiamo visto, è di certo uno degli assi nella manica della produzione, a patto che lo Stato non rimanga semplicemente un meraviglioso paesaggio da guardare: per quello esistono già le cartoline!



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