un mondo di carta e cartone


Pur trattandosi di un personaggio leggermente di secondo piano all’interno della nutrita schiera di mascotte Nintendo, Yoshi può dirsi una presenza tutto sommato costante nel catalogo di uscite della Grande N. I giochi che hanno come protagonista assoluto il linguacciuto dinosauro verde, apparso per la prima volta come comprimario in Super Mario World (1990), sembrano infatti essere una presenza piuttosto costante sulle console della multinazionale di Kyoto, con una serie di titoli spesso rivolti a un pubblico più giovane e inesperto.

Piattaforme e colla vinilica

Yoshi’s Crafted World, in arrivo il prossimo 29 marzo in esclusiva su Nintendo Switch, rinuncia a imprevedibili colpi di testa per inserirsi perfettamente nel solco della tradizione, presentandosi come un platform a scorrimento tutt’altro che esigente ma non per questo banale. Gran parte del fascino del gioco deriva, com’è evidente già a partire dal titolo, dalla peculiare natura “artigianale” della produzione: se Yoshi’s Woolly World era interamente incentrato sulla lana, con un effetto filo a maglia applicato a ogni cosa (con ripercussioni dirette sul gameplay), Yoshi’s Crafted World opta invece per un universo fatto di carta, plastica e altri elementi d’uso comune che non sfigurerebbero in un episodio di Art Attack.

Un’enfasi squisitamente materica che ricorda da vicino quanto visto e apprezzato nel delizioso Tearaway: come nell’avventura di Media Molecule l’idea è infatti quella di un mondo composto di foglietti di carta spiegazzati e strutture riciclate, con scenari palesemente fatti di cartapesta che denotano una compiaciuta anima all’insegna del fai-da-te più spinto.

Veri e propri diorami che si estendono anche in profondità, con un duplice effetto sia in termini puramente grafici che di gameplay. Esteticamente i livelli di Yoshi’s Crafted World hanno infatti un fronte e un retro, con la faccia nascosta che viene mostrata nei passaggi “flipside”: speciali sfide che permettono di riaffrontare al contrario schemi già completati, svelando così il rovescio di tutto ciò che si era in precedenza visto da davanti. L’insolita prospettiva serve a sottolineare ancora una volta la natura fieramente artigianale delle ambientazioni, che tradiscono più che mai la loro essenza all’insegna del bricolage: osservando il retro degli scenari si scopre così che una determinata struttura è ad esempio ricavata da una scatola di cibo (con tanto di codice a barre e valori nutritivi in bella vista!), oppure che una piattaforma è tenuta insieme da pezzetti di nastro adesivo o chissà quali altre diavolerie a base di colla vinilica.

Legno, cartoncino, confezioni di biscotti e scotch a tenere fermo il tutto: durante i momenti flipside viene svelato il vero volto delle ambientazioni di Yoshi’s Crafted World

Attenzione però, perché i lavoretti che rappresentano il cuore di Yoshi’s Crafted World non si limitano a rimanere uno sfizioso orpello grafico (peraltro non sempre e comunque impeccabile, a causa di texture dalla qualità altalenante…), ma sono al contrario accompagnati da meccaniche di gioco legate a doppio filo con la tridimensionalità degli stessi. Intendiamoci: Yoshi’s Crafted World è e rimane un platform a scorrimento 2D, senza il movimento libero nelle tre dimensioni di Super Mario Odyssey. La profondità diventa tuttavia un elemento cardine dell’esperienza, sia perché in alcuni specifici passaggi il piccolo dinosauro può spostarsi avvicinandosi o allontanandosi dalla telecamera, sia perché le classiche uova che Yoshi usa per attaccare i nemici da lontano possono essere utilizzate per interagire con elementi dello scenario posti sullo sfondo (oppure in primissimo piano).

Il fatto di poter mirare e colpire in qualsiasi istante tanto gli avversari quanto le ambientazioni – basta avere a disposizione almeno un uovo e premere il tasto X per far apparire a schermo l’apposito cursore, che andrà a evidenziare gli oggetti con cui è possibile interagire colorandoli con un bordo giallo – apre lo spazio a tutta una serie di soluzioni di gameplay che danno un che di peculiare al titolo sviluppato da Good-Feel. Le interazioni con gli scenari sono infatti generose e frequenti, e capita spesso di doversi fermare per abbattere una casetta dietro cui si cela uno Shyguy, oppure di provare a centrare un ammasso di monete luccicanti che fluttuano seminascoste in secondo piano.

Il ritmo dell’azione ne risente francamente un po’, perdendo quella fluidità e quel senso del flusso proprio dei platformer che viaggiano a pieno regime, eppure l’incedere così particolare, scandito da frequenti pause e dall’occasionale backtracking necessario per tornare indietro a fare scorta di uova, finisce per rendere Yoshi’s Crafted World un gioco con una sua distinta personalità. A maggior ragione contando anche i piccoli enigmi sparsi qua e là, che richiedono di spremere un po’ le meningi per capire come aprirsi la via all’interno dei colorati diorami (con la soluzione che generalmente ha a che vedere con il consueto lancio di uova).

In accordo con l’atmosfera serena e spensierata, resa ancora più allegra da briosi motivetti che è difficile levarsi dalla testa, Yoshi’s Crafted World non può certo dirsi un videogioco complicato: per quel che ho avuto modo di vedere di persona, testando con mano quattro livelli presso la sede di Nintendo Italia, il tasso di difficoltà pare sicuramente tarato verso il basso, strizzando l’occhio a un pubblico meno esigente. Arrivare al traguardo non richiede infatti particolare impegno (anzi…), anche se ad alzare in parte il grado di sfida interviene un sistema di medaglie – sotto forma di margherite – tutt’altro che elementare.

All’interno dei livelli sono infatti nascosti un numero variabile di fiori bianchi, ed altre tre margherite bonus vengono assegnate nella schermata finale in base alla quantità di monete raccolte, all’aver completato uno schema col massimo dell’energia e all’aver trovato tutte e venti le preziose monete rosse. Insomma, un approccio che farà senza dubbio la felicità dei completisti più meticolosi, ma che potrebbe non bastare affatto ad accontentare chi è alla ricerca di qualcosa di più genuinamente impegnativo (perché si tratta di uno stratagemma per alzare in qualche modo la difficoltà in un videogame che resta comunque un po’ “telefonato” e non certo da affrontare col coltello fra i denti).

In due è possibile muoversi in maniera indipendente, oppure saltare in groppa al compagno: in quel caso un giocatore si occupa dei movimenti mentre l’altro spara uova a raffica.

Il multiplayer cooperativo per due giocatori – con possibilità di entrare e uscire dalla partita in qualsiasi istante, sempre e solo in locale e senza supporto all’online – rappresenta un ulteriore asso nella manica di Yoshi’s Crafted World, perché è chiaro che in compagnia le cose si facciano ancor più gustose e movimentate. Soprattutto quando uno Yoshi finisce per ingoiare più o meno involontariamente l’altro, scatenando attimi di caotica confusione.

Per certi versi però la co-op sembra comunque essere un ulteriore elemento che conferma il target tutt’altro che esoso del gioco, se si considera che in due il livello di difficoltà si abbassa ulteriormente: salendo in groppa al compagno di avventure non soltanto si riesce a saltare più in alto con minore fatica, ma la riserva di uova a disposizione diventa addirittura infinita, senza nemmeno bisogno di ingoiare i nemici per ricaricare i colpi. Un’impostazione che non arriva in alcun modo a rompere l’equilibrio del gameplay (perché al contrario il gioco in coppia aggiunge una sfumatura piacevole all’insieme) ma che semmai rende Yoshi’s Crafted World un ottimo candidato per i genitori che volessero godersi un platform insieme ai loro figli piccoli.



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