Salvini al M5s: Se arrivano altri no è finita. Di Maio: Crisi non c’è


Matteo Salvini passa al contrattacco dopo i giorni di polemica sui presunti fondi russi alla Lega (GLI ULTIMI SVILUPPI). Il ministro dell’Interno nonché vicepremier in un’intervista rilasciata a Corriere e Repubblica mette in guardia gli alleati di governo del M5s: “Gli attacchi e gli insulti del Pd ci stanno, ma qui ogni giorno due o tre esponenti cinquestelle si alzano e attaccano Salvini. Attilio Fontana e poi Siri, Rixi, Molinari, Romeo, per qualcuno sono tutti colpevoli e ladri a prescindere, atteggiamento poco democratico”. E ancora, rispondendo a una domanda sul perché non faccia cadere l’esecutivo per diventare presidente del Consiglio: “Io non credo alle finestre e non credo che restino solo due o tre giorni. Dieci? Neanche, non è così stretta. Poi c’è l’autonomia, la riforma della giustizia, la manovra. Con questi tre passi vado avanti, con tre no cambia tutto”. Ma Luigi Di Maio esclude qualsiasi ipotesi di crisi di governo: “La crisi non c’è e non ci sarà, quello che c’è è l’unico governo possibile”, commenta il ministro del Lavoro al Corriere.

Salvini: “Fra qualche mese chiederemo conto ai 5 stelle del voto Ue”

Alla domanda se tema un governo Pd-M5s, Salvini replica: “Lo chiedano agli italiani. Ma io non sono mai preoccupato di niente”. Poi sottolinea: “È una scelta dei 5 Stelle, le cose o si fanno o non si fanno. Mi auguro che il loro voto a Merkel e Macron non significhi una manovra alla Monti. Il buongiorno si vede dal mattino e io non so se Ursula von der Leyen sta lì che aspetta di fare crescere l’Italia. Fra qualche mese chiederemo conto a chi l’ha votata, perché avremmo potuto cambiare la storia”.

Di Maio: “Mai con il Pd”

Il leader pentastellato però assicura: in riferimento all’ipotesi di una nuova maggioranza con il Pd, “non faremo mai alleanze con il partito di Bibbiano“, spiega, negando l’ipotesi di una nuova maggioranza se il governo dovesse cadere. Mentre sullo scontro per il voto divergente alla numero uno della Commissione europea chiama l’alleato alla responsabilità: “La Lega ha vinto le elezioni Europee, ora dimostri qualcosa”. Quanto al caso Russia, ribadisce l’invito a Salvini a riferire in Aula.

Salvini: “Andrò in Parlamento a riferire”

Commentando la decisione del premier Giuseppe Conte di dare la disponibilità a riferire in Aula al Senato il 24 luglio sull’affaire russo, Salvini afferma: “Mi chiedo cosa mai debba riferire Conte sulla Russia. D’altronde lui ribadisce ogni giorno che è il presidente del Consiglio. Chi l’ha mai messo in dubbio? Io non mi alzo la mattina dicendo “Matteo sei il ministro dell’Interno, accidenti!”. Detto questo ci andrò in Parlamento, a ribadire quello che ho sempre detto”. Poi, il ministro dell’Interno ribadisce l’estraneità sua e del partito alla vicenda su cui indaga la procura di Milano: “Se c’è una inchiesta possono cercare quello che vogliono, ma non trovano un euro, un dollaro, nulla”. “Non c’è nessun presunto finanziamento. Se da due anni stanno dietro a Trump, senza trovare nulla, figuriamoci se non se la prendono con me”, aggiunge. Infine precisa: “Non ho mai detto di non conoscere” Gianluca Savoini, ”io mi fido delle persone che mi sono vicine. Se poi mi si dimostra che qualcuno ha sbagliato, con me paga doppio. La vicenda di Garavaglia, assolto dopo anni di calvario, è eloquente”.






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