Renzi e il nuovo partito: domani potrebbe annunciare scissione dal Pd


Nonostante gli ultimi appelliMatteo Renzi sembra deciso ad annunciare l’addio al Pd e la nascita di una nuova forza politica. L’ufficialità, secondo quanto filtra, è attesa per domani 17 settembre in alcune interviste che rilascerà l’ex segretario dem. Il nuovo movimento, affiancando i comitati civici “Ritorno al futuro” della Leopolda, nascerà sia in Parlamento con un gruppo autonomo alla Camera e una componente nel gruppo Misto al Senato, sia al governo con due ministri, Teresa Bellanova e Elena Bonetti, e due sottosegretari, Anna Ascani e Ivan Scalfarotto. Il nome della nuova forza secondo le indiscrezioni potrebbe essere “Italia del sì” (LE ULTIME NOTIZIE DI POLITICA IN DIRETTA).

Lealtà al governo Conte

Il nuovo movimento, assicurano i renziani, non sarà un pericolo per il governo anzi “paradossalmente – ha garantito Renzi in un’intervista nei giorni scorsi al Times – ne amplierebbe il sostegno”. L’ex premier avrebbe assicurato lealtà a Conte stesso, a quanto si apprende. Nessun contatto, invece, spiegano al Nazareno, con il segretario Nicola Zingaretti che aveva lanciato diversi appelli a evitare una scissione del Pd. Ma per i fedelissimi che seguiranno Renzi sono molte le ragioni per separare le strade dal Partito democratico: “C’è uno spazio politico enorme – spiega uno dei dirigenti impegnati nell’operazione – sia nell’elettorato moderato visto l’appannamento di Berlusconi e la centralità di Salvini sia nell’elettorato di centrosinistra perché sentir cantare ‘Bandiera rossa’ alle feste del Pd per molti elettori non è folclore e mette a disagio”.

Le posizioni sulla scissione all’interno del Pd

Per la nuova forza nessun timore della concorrenza al centro di un eventuale soggetto creato da Carlo Calenda insieme a Matteo Richetti, fuoriusciti dal Pd: “È un tema solo per il ceto politico non tra la gente”, sono sicuri i renziani. Nel Pd, però, continuano a negare che si tratti di una “separazione consensuale”. La scissione, per Enrico Letta, è “una cosa non credibile, non c’è alcuno spazio per una scissione a freddo, e parlare di separazione consensuale non ha senso”. E se il sindaco di Milano Giuseppe Sala non sembra disperarsi – “c’è chi entra e c’è chi esce nel Pd”, sostiene -, per Luigi Zanda “sarebbe un trauma”.

Alcuni fedelissimi non seguiranno Renzi

Renzi è convinto che “siamo 1 a 0 contro il populismo, è importante sconfiggere Salvini fra la gente, non solo politicamente” dopo averlo messo fuori gioco al governo con l’intesa M5S-Pd sul Conte bis. Non tutti i fedelissimi, però lo seguiranno: Luca Lotti e Lorenzo Guerini, neo ministro della Difesa, restano nel Pd, in contrasto con la decisione dell’ex leader dem, così come Nardella e altri parlamentari. Una separazione che Renzi ha deciso di accelerare proprio per aver tempo di spiegare la decisione prima della Leopolda, dove, raccontano i suoi, si traccerà la rotta del nuovo movimento.






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