Renzi al Lingotto dopo arresto genitori: “Fiero vogliano processo”


“Noi non scappiamo come fanno gli altri”. L’ex premier Matteo Renzi torna a parlare dell’arresto dei suoi genitori, finiti ai domiciliari con l’accusa di bancarotta fraudolenta e false fatturazioni (L’INCHIESTA). Lo fa dal palco del Lingotto di Torino, da dove ha ripreso il tour per presentare il suo libro “Un’altra strada”. “Sono fiero e orgoglioso che mio padre e mia madre vogliano difendersi in un processo. Sono orgoglioso di essere loro figlio e ai magistrati dico: noi non vogliamo impunità, immunità, scambi per non andare a processo. Noi vogliamo andare in quell’aula. Perché lì vedremo chi ha ragione e chi torto”, ha detto l’ex segretario Pd. E non sono mancati attacchi a M5S e Lega.

“Siamo quelli che restano e che non mollano mai”

Renzi aveva interrotto il suo tour lunedì scorso, poco prima della presentazione del libro a Torino, dopo l’annuncio dell’arresto dei suoi genitori. “Di fronte alle difficoltà tutti ci dicono che siamo finiti, ma noi siamo quelli che restano e che non mollano mai”, ha detto. L’ex premier è stato accolto dalla standing ovation di una Sala Gialla gremita. Tra i primi ringraziamenti, quello a Sergio Chiamparino: “In bocca al lupo per la campagna che nei prossimi mesi lo vedrà contrapporsi ai cialtroni nazionali”.

M5S e Lega “ci lasceranno un Paese nelle macerie”

Renzi ha parlato anche dei due partiti di maggioranza. “Il M5S sta andando verso l’implosione, ma la prossima è la Lega. Non hanno bisogno del nostro odio, ci pensano da soli”, ha detto. E ancora: “Poi toccherà a noi e non dovremo pensare a vendicarci, siamo una cosa diversa. E se ci fosse qualcuno fra noi più cattivello, non ne avrà il tempo perché ci lasceranno un Paese nelle macerie e ancora una volta toccherà a noi portarcelo fuori”. Sulla manovra, l’ex premier ha commentato: “È già pronta, ci stano solo portando a spasso perché vogliono vincere le Europee. Manovra bis vuol dire che ci metteranno le mani in tasca. Da quando ci sono loro l’economia è in retromarcia”. Un passaggio anche sulle parole di Michele Giarrusso: “È una vergogna che nessuno abbia detto una parola in difesa non mia, ma di un senatore per il quale un altro senatore ha auspicato l’impiccagione. Lunedì interverrò in Aula per dire che non mi faccio intimidire; se pensano di farci tacere si sbagliano. Quando la signora presidente del Senato sarà in grado di dire la parola disdegno, sarà troppo tardi”.

In sala anche Boschi e Martina

Renzi ha parlato in una Sala Gialla gremita. Pullman sono arrivati da tutto il Piemonte, ma anche da Modena, Bologna e Firenze. “Il Pd ha bisogno di Renzi, delle sue idee, del suo coraggio. Vuole fare opposizione a questo governo con una alternativa vera e concreta, anche nel dire quello che pensa”, ha detto Maria Elena Boschi. In sala anche due dei tre candidati alla segreteria del Pd: Roberto Giachetti e Maurizio Martina. “Esserci era doveroso, innanzitutto sul piano umano. Un partito è una comunità, quando ci sono leadership come quella di Matteo Renzi, che vivono passaggi delicati, è importante essere presenti”, ha dichiarato Martina. E ha concluso: “Di fronte a questa destra pericolosa, non possiamo permetterci il lusso di dividerci. Se tocca a me, dal 4 marzo si lavora unitariamente. I veri avversari sono Salvini, Di Maio e Berlusconi”.






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