Quota 102, Quota 39 e 62

Abolire la riforma Fornero è il primo punto programmatico per Salvini. Con una sostanziale maggioranza parlamentare (Lega più Cinque Stelle) a favore di ritoccare il sistema pensionistico, la domanda non è cosa sia giusto o sbagliato fare, ma quale sarà l’impatto di un’inevitabile riforma. Forse il tutto non sarà poi così drastico.

Premetto che sono contrario ad un aumento della spesa pensionistica, primo perché il bilancio previdenziale è già in rosso, e secondo perché questo tipo di spesa, per quanto si dica, non favorisce la crescita. D’altro canto, l’ulteriore costo pensionistico di circa 15 miliardi all’anno stimato da Tito Boeri, presidente dell’INPS, mi sembra eccessivo e, in ogni caso, la riforma pensionistica che verrà da Lega e Cinque Stelle, forti del supporto popolare, è inevitabile. Ma forse, con leggere modifiche, non sarà del tutto insostenibile.

Questo articolo si suddivide in tre parti: i) in cosa consiste la riforma Fornero; ii) quale sarebbe l’idea di Salvini; iii) quale potrebbe essere una via di mezzo che soddisfi le promesse elettorali di Salvini e allo stesso tempo riduca l’impatto negativo sui conti pubblici.

La riforma Fornero

La riforma delle pensioni approvata dal governo Monti non era altro che una intensificazione delle riforme Sacconi introdotte dall’ultimo governo Berlusconi. Questo ulteriore tiro di cinghia era necessario per far fronte all’insostenibilità determinata dall’invecchiamento dei baby boomers che continua in parallelo alla mancata crescita del PIL. In estrema sintesi: l’età pensionabile è aumentata e, dal 2019, sarà portata a 67 anni. L’anno prossimo toccherà quindi alla classe del 1952, a meno che non si abbiano 43 anni di contributi, nel qual caso si potrà andare in pensione prima ma comunque a non meno di 63 anni. Si chiama pensione di vecchiaia se si va a 67 anni (con almeno 20 anni di contributi) e pensione anticipata (o di anzianità) se si va prima grazie ai 43 anni di contributi. La tabella sotto illustra a grandi linee le annate per la pensione anticipata secondo la legge Fornero, a partire dal 2019.

Tabella 1: Pensione anticipata anno 2019 secondo la legge Fornero (Quota 43)

Anno di nascita Età inizio lavoro Anni di contributi Età pensione 2019
1952 24 43 67
1953 23 43 66
1954 22 43 65
1955 21 43 64
1956 20 43 63

Ci sono alcuni arrotondamenti (per esempio ci vogliono 43 anni e 3 mesi) e delle eccezioni, ma grossomodo questo è lo schema delle regole di pensionabilità anticipata attuali. Per il resto, quelli nati nel 1952 potranno prendere la pensione di vecchiaia l’anno prossimo purché abbiano almeno 20 anni di contributi.

L’intenzione di Salvini

Lo slogan elettorale è stato “abolire la legge Fornero,”  ma in realtà, entrando nello specifico, Salvini vuole introdurre “Quota 100, Quota 41 e 61.” Cosa vuol dire? Quota 41 vuol dire che gli anni di contributi necessari per avere la pensione anticipata saranno 41, anziché i 43 previsti dalla legge Fornero a partire dal 2019. 61 vuol dire che comunque bisogna avere come minimo 61 anni per ottenere la pensione anticipata, anziché i 63 anni previsti dalla legge Fornero. Quota 100 invece vuol sostituire i 67 anni per la pensione di vecchiaia con uno schema basato sulla somma dell’età e gli anni di contributi (si può andare in pensione a 66 anni con 34 anni di contributi, a 65 si va in pensione con 35 anni di contributi, eccetera fino a 61 dove ce ne vogliono 39 anni di contributi).

Leggendo questi numeri può sembrare che si vada tutti in pensione due anni prima, e quindi, dato che in quella fascia di età ci sono pressappoco 250 mila lavoratori per annata, ecco i 5-600 mila pensionati in più citati da Boeri nell’intervista al Sole. In realtà ci sono degli accavallamenti e quanto proposto da Salvini non è per niente una abolizione della legge Fornero, ma una più costosa versione. Prendiamo prima l’effetto della Quota 41 per le pensioni anticipate. La seguente tabella illustra come cambierebbe l’entrata in pensione anticipata secondo l’intenzione di Salvini, supponendo che venga già effettuata per il 2019.

Tabella 2: Pensione anticipata anno 2019 secondo Salvini (Quota 41)

Anno di nascita Età inizio lavoro Anni di contributi Età pensione 2019
1952 26 41 67
1953 25 41 66
1954 24 41 65
1955 23 41 64
1956 22 41 63
1957 21 41 62
1958 20 41 61

 

Ora, prendendo come esempio un lavoratore classe 1953, secondo la legge Fornero doveva aver iniziato a lavorare a 23 anni (nel 1976) per andare in pensione nel 2019. Secondo l’intenzione di Salvini, anche il suo coetaneo che ha iniziato a lavorare a 25 anni (nel 1978) può prendere la pensione anticipata nel 2019. Quindi, dei pressapoco 250 mila lavoratori classe 1953 tuttora impiegati, solo quelli che hanno iniziato a lavorare a 24 o 25 anni sono i fortunati baciati da Salvini. Stesso discorso per la classe del 1954: la Fornero prevede la pensione anticipata solo per quelli che iniziarono a 22 anni, e Salvini benedice anche quelli che iniziarono un anno o due più tardi.

Tabella 3: Differenza Salvini (Quota 41) da Fornero (Quota 43) sulla pensione anticipata

Anno di nascita Età inizio lavoro Età pensione nel 2019
1952 Nessun cambiamento 67
1953 24-25 anni 66
1954 23-24 anni 65
1955 22-23 anni 64
1956 21-22 anni 63
1957 16-21 anni 62
1958 16-20 anni 61

 

Di quante pensioni anticipate in più stiamo parlando? Purtroppo in assenza di dati dettagliati (sicuramente disponibili all’INPS) è difficile dire di preciso, ma prima di azzardare una stima a spanne è bene aggiungere anche l’impatto della Quota 100 sulle pensioni di vecchiaia. Per dire, la Quota 100 proposta da Salvini è molto maggiore della Quota 96 in vigore con la riforma Sacconi. Per questo Salvini non sta proponendo di tornare a Sacconi con un annullamento della legge Fornero, ma solo un addolcimento dell’attuale sistema. La tabella seguente illustra come questa Quota 100 influisce sulle pensioni di vecchiaia, e cioè l’età pensionabile anche senza i 41 anni di contributi.

Tabella 4: Pensione di vecchiaia anno 2019 secondo Salvini (Quota 100)

Anno di nascita Età inizio lavoro Anni di contributi Età pensione 2019
1952 34 33 67
1953 32 34 66
1954 30 35 65
1955 28 36 64
1956 26 37 63
1957 24 38 62
1958 22 39 61

 

Come si può notare la Quota 100 per la pensione di vecchiaia proposta da Salvini fagocita la Quota 41 per la pensione anticipata proposta da… Salvini. C’è un completo accavallamento tra le due proposte. Per esempio, per la classe 1958, la Quota 41 dice che è possibile avere la pensione anticipata con 41 anni di contributi. Ma per la stessa classe la Quota 100 dice che è possibile avere la pensione di vecchiaia con solo 39 anni di contributi. In sintesi, per vedere quanti pensionati in più produrrebbe Salvini basta basarsi sulla Quota 100 per la pensione di vecchiaia. La seguente tabella illustra le differenze tra Salvini e Fornero per pensione di vecchiaia (con pensione anticipata accavallata dentro).

Tabella 5: Differenza Salvini (Quota 100) da Fornero (minimo 67 anni) sulla pensione di vecchiaia

Anno di nascita Età inizio lavoro Età pensione nel 2019
1952 Nessun cambiamento 67
1953 24-32 anni 66
1954 23-30 anni 65
1955 22-28 anni 64
1956 21-26 anni 63
1957 16-24 anni 62
1958 16-22 anni 61

 

La tabella 5 illustra quanti pensionati in più ci sarebbero nel 2019 per classe di età secondo le intenzioni di Salvini. Esattamente, dei 250 mila lavoratori classe 1953, quanti hanno iniziato a lavorare tra i 24 e 32 anni? La maggior parte? Questi potranno usufruire della pensione anticipata grazie a Salvini. Dei 250 mila lavoratori della classe 1954, quelli che hanno iniziato a lavorare tra 23 e 30 anni potranno beneficiare da un ritocco alle pensioni di Salvini. E così via fino a quelli del 1958. Adesso è molto più ampia la forchetta di lavoratori per ogni classe avvantaggiati da Salvini, e la stima di Boeri di 5-600 mila pensionati in più pare quasi troppo contenuta.

La proposta di mezzo: Quota 102, Quota 39 e 62

Se la promessa elettorale di Salvini comporta 15 miliardi di spesa pensionistica in più all’anno (effettivamente troppo), un piccolo ritocco dimezzerebbe il numero di pensionati in più. Per esempio, anziché Quota 100 basterebbe controbattere con Quota 102 per la pensione di vecchiaia, e, perché no, Quota 39 per la pensione anticipata anziché Quota 41 (tanto si accavalla dentro quell’altra e non cambia niente, ma fa generoso), e come via di mezzo 62 come minimo di età. Le seguenti tabelle illustrano questa nuova proposta come via di mezzo.

Tabella 6: Pensione anticipata anno 2019 “proposta di mezzo” (Quota 39)

Anno di nascita Età inizio lavoro Anni di contributi Età pensione 2019
1952 28 39 67
1953 27 39 66
1954 26 39 65
1955 25 39 64
1956 24 39 63
1957 23 39 62

 

Tabella 7: Pensione di vecchiaia anno 2019 “proposta di mezzo” (Quota 102)

Anno di nascita Età inizio lavoro Anni di contributi Età pensione 2019
1952 32 35 67
1953 30 36 66
1954 28 37 65
1955 26 38 64
1956 24 39 63
1957 22 40 62

 

Tabella 8: Differenza “proposta di mezzo” (Quota 102) da Fornero (minimo 67 anni)

Anno di nascita Età inizio lavoro Età pensione nel 2019
1952 Nessun cambiamento 67
1953 24-30 anni 66
1954 23-28 anni 65
1955 22-26 anni 64
1956 21-24 anni 63
1957 16-23 anni 62

 

Paragonando la tabella 8 con la tabella 5 vediamo che la forchetta per ogni classe di età di lavoratori agevolati rispetto alla legge Fornero è diminuita. Per esempio, per la classe 1953 la legge Fornero prevede la pensione a 66 anni solo per chi ha iniziato a lavorare a 23 anni e ha 43 anni di contributi. Questa via di mezzo concederebbe la pensione a 66 anni anche a chi ha iniziato a lavorare dai 24 ai 30 anni. Ma stiamo parlando comunque di 36 a 42 anni di contributi. Non avendo i dati disaggregati dell’INPS non è possibile calcolare esattamente il costo di questa proposta di mezzo, ma non mi sorprenderei se i pensionati aggiuntivi fossero solo 2-300 mila, rispetto ai 5-600 mila stimati da Boeri su quanto proposto da Salvini. Il costo sui conti pubblici sarebbe quindi molto probabilmente ben al di sotto dei 10 miliardi annui, anziché i 15 miliardi della versione Q100, Q41 e 61 di Salvini. Se pensiamo che in media una pensione costa allo stato 15 mila euro annui, 2-300 mila pensioni in più costerebbero dai 3 ai 5 miliardi in più allo stato. Non è consigliabile, ma data la volontà espressa alle elezioni, questa sarebbe una cifra più trattabile che allo stesso tempo concede un minimo di flessibilità per i più anziani con oltre i 36 anni di contributi.

E gli anni successivi?

Una critica a questo tipo di ritocco alla legge Fornero è che l’impatto sarà permanente anche per gli anni venturi. Ogni pensione anticipata in più sarà a carico dello stato anno dopo anno, con sempre più pensioni aggiuntive negli anni successivi. In realtà ci sarà un boom di pensioni aggiuntive nel 2019 (ipotetico anno di attuazione riforma), ma un ridimensionamento negli anni successivi. Questo perché il primo anno (2019) quelli che non hanno i 43 anni di contributi previsti dalla legge Fornero, ma ne hanno 42, 41, 40 e 39, ora potranno anche loro avere la pensione anticipata. Ma l’anno dopo (2020) non ci saranno ulteriori pensioni anticipate con 42, 41, e 40 anni di contributi, perché questi saranno andati in pensione già nel 2019. Le seguenti tabelle illustrano la situazione delle pensioni anticipate nel 2020 con la legge Fornero, con la riforma proposta e la differenza.

Tabella 9: Pensione anticipata anno 2020 secondo la legge Fornero (Quota 43)

Anno di nascita Età inizio lavoro Anni di contributi Età pensione 2020
1953 24 43 67
1954 23 43 66
1955 22 43 65
1956 21 43 64
1957 20 43 63

 

Tabella 10: Pensione anticipata anno 2020 “proposta di mezzo” (Quota 39)

Anno di nascita Età inizio lavoro Anni di contributi Età pensione 2020
1953 28 39 67
1954 27 39 66
1955 26 39 65
1956 25 39 64
1957 24 39 63
1958 23 39 62

 

Tabella 11: Pensione di vecchiaia anno 2020 “proposta di mezzo” (Quota 102)

Anno di nascita Età inizio lavoro Anni di contributi Età pensione 2020
1953 32 35 67
1954 30 36 66
1955 28 37 65
1956 26 38 64
1957 24 39 63
1958 22 40 62

 

Come per il 2019, anche per il 2020 la tabella 11 (pensione vecchiaia) accavalla la tabella 10 (pensione anticipata), ma la differenza sta nel fatto che il numero di pensionati in più nel 2020 sono meno che nel 2019, quando paragonati alla legge Fornero. Questa la differenza con la Fornero nella seguente tabella.

Tabella 12: Differenza “proposta di mezzo” (Quota 102) da Fornero (minimo 67 anni) anno 2020

Anno di nascita Età inizio lavoro Età pensione nel 2020
1953 Nessun cambiamento 67
1954 27-30 anni 66
1955 26-28 anni 65
1956 25-26 anni 64
1957 24 anni 63
1958 16-23 anni 62

 

Paragonando la tabella 12 (per il 2020) e la tabella 8 (per il 2019) si nota che la forchetta di pensionati aggiuntivi è diminuita. Per esempio, perché nel 2020 i pensionati a 66 anni (in più rispetto alla Fornero) sono quelli che hanno iniziato a lavorare dai 27 ai 30 anni, mentre nel 2019 i pensionati a 66 anni (in più rispetto alla Fornero) sono quelli che hanno iniziato a lavorare dai 24 a 30 anni? Perché quelli classe 1954 che hanno iniziato a lavorare a 24, 25, 26 anni sono già andati in pensione l’anno prima.

In conclusione, anche se un ritocco alla legge Fornero avrà comunque un impatto permanente, la forchetta di pensionati in più sarà più elevata solo nell’anno di introduzione e meno marcata negli anni successivi.

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