Questa sonda giapponese sta per portare sulla terra un pezzo di un asteroide



Hayabusa-2, dopo un viaggio durato quattro anni, è atterrata sull’asteroide Ryugu dove ha fatto esplodere una carica sollevando un polverone di detriti e materiale roccioso. Risorse preziose, prontamente collezionate dalla sonda giapponese. Ora il ritorno verso la Terra per analizzare il materiale raccolto.

Un viaggio a 320 milioni di chilometri dalla terra, dove si trova l’asteroide Ryugu, chiamato così nel 1999 in onore del mitologico palazzo dove risiede il Dio con le fattezze di un dragone della mitologia giapponese. Ci sono voluti quattro anni prima che la sonda Hayabusa-2 raggiungesse la sua destinazione, dove ha fatto esplodere un colpo necessario per raccogliere il materiale roccioso dell’asteroide, vero obiettivo della missione spaziale.

Una missione della JAXA, l’Agenzia spaziale giapponese, che ha rivelato l’avvenuto contatto con l’asteroide, pur sottolineando che finché Hayabusa 2 non farà il suo ritorno sulla Terra, sarà impossibile sapere se i meccanismi della sonda sono riusciti a raccogliere con successo il materiale sperato, una quantità compresa tra i 10 e i 100 milligrammi di materiale roccioso.

La sonda era giunta nell’orbita di Ryugu circa un anno fa, nel periodo tra entrata in orbita e contatto Hayabusa-2 ha scattato diverse fotografie del satellite, utili per analizzarlo e comprendere quale fosse l’area migliore per estrarre il materiale.

Il Post racconta che la sonda dispone di un secondo metodo per raccogliere del materiale, ma è molto rischioso, e potrebbe compromettere il successo della missione. La JAXA sta quindi ancora valutando se provare anche questa seconda via, che comporterebbe comunque il rischio di mandare all’aria tutti gli altri progressi.

La sonda rimarrà ancora fino alla fine del 2019 nei pressi dell’asteroide, poi il viaggio di ritorno e, se tutto va bene, le analisi del materiale raccolto, che permetteranno di ottenere informazioni inedite sugli asteroidi.



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