Odori in auto: come riconoscerli e prevenire i guasti


Molti odori in auto sono segnali da non sottovalutare poichè anticipano il sopraggiungere di un problema. Ecco quali sono quelli più pericolosi

Come abbiamo visto spiegando il significato dei rumori, il naso può rivelarsi un ottimo strumento per rilevare attraverso gli odori in auto ed evitare che un inconveniente diventi un problema serio. Spesso, infatti, una perdita di liquidi è accompagnata da un odore ben preciso e identificabile, che tuttavia non tutti sono in grado di riconoscere. Se gran parte degli automobilisti distinguono senza difficoltà la benzina o il gasolio, può risultare più complesso riconoscere le perdite del liquido di raffreddamento. Esattamente come la guida per aiutare a scoprire in anticipo un malfunzionamento da un rumore caratteristico, questa raccoglie una serie di informazioni che possono evitare di rimanere in panne, affidandosi al proprio olfatto.

GASOLIO E BENZINA I PIU’ FACILI

Si parte dall’esempio più semplice, dall’odore tipico di un carburante. La prima cosa da fare è cercare di identificare da che parte provenga: se diventa più persistente quando si aziona l’impianto di ventilazione è probabile che provenga dal vano motore, se invece è comunque presente all’interno dell’abitacolo la causa è da ricercare nella zona del serbatoio, spesso alloggiato sotto il divano posteriore.

MEGLIO NON RISCHIARE

Una perdita non è mai simpatica, ma è evidente che l’uscita di benzina è ben più pericolosa rispetto al trafilaggio di gasolio. E la gravità della situazione è direttamente proporzionale alla vicinanza del foro alle parti più calde del motore. La prudenza consiglia di fermarsi appena possibile, spegnere il motore e cercare di localizzare il punto in cui il carburante esce dai condotti. In linea di massima dovrebbe essere in prossimità di qualche tubo o raccordo; si può provare a fasciare la zona con un foglio di alluminio (non uno straccio perché aumenterebbe l’infiammabilità), per raggiungere il più rapidamente un officina che possa risolvere la situazione.

GAS, IL PIU’ SUBDOLO E PERICOLOSO

Un odore acre, che irrita gli occhi, può invece provenire da una incrinatura sull’impianto di scarico. Di solito le rotture causate dalla corrosione interessano la parte terminale, ma possono interessare tutto il tratto, dai collettori all’uscita dei cilindri a tutto il tratto che corre sotto il pianale. Identificare la perdita non è difficile, basta tappare l’uscita del silenziatore e osservare da dove i gas tendono a uscire, ma attenti a non scottarvi. Anche in questo caso la perdita non è da sottovalutare ed è meglio intervenire al più presto. Non ci sono rischi di incendio o di rottura del motore, ma l’intossicazione da ossido di carbonio è in agguato.

FRENI E FRIZIONE IN SALITA E DISCESA

Un odore persistente di bruciato può essere prodotto dal materiale di attrito delle pastiglie dei freni o del disco della frizione. È difficile che l’odore si presenti all’improvviso, perché il surriscaldamento è sempre causato da un uso intensivo. Le situazioni più classiche sono le partenze a pieno carico e la guida su strade con forti pendenze in salita per quanto riguarda la frizione, mentre per i freni sono critiche le lunghe discese. Un ulteriore motivo può essere causato dal freno di stazionamento lasciato inserito dopo una sosta. In tutti i casi il rimedio più efficace è una pausa per lasciar raffreddare le parti stressate dall’uso. Se il surriscaldamento non è stato eccessivo l’auto non dovrebbe avere subito danni.

NON E’ SCIROPPO D’ACERO, MA LIQUIDO RADIATORE

Tra gli odori inconfondibili c’è quello del liquido del circuito di raffreddamento “abbrustolito”, che ha una tonalità dolciastra, che ricorda vagamente quella dello sciroppo d’acero. A causarlo è sempre una perdita dall’impianto, attraverso una fessura nei manicotti in gomma, o l’allentamento di una fascetta che ancora i tubi al motore. Solo nei casi più gravi la rottura può essere sulla superficie del blocco motore. Scoprire da dove parte il problema è semplice, perché a contatto con una fonte di calore il liquido lascia un alone bianco ben visibile. Riparare la rottura è fondamentale perché il livello troppo basso di liquido refrigerante causa un surriscaldamento che porta al danneggiamento della guarnizione della testata.

CAVI CALDI COME TOAST

Se si ha l’impressione che ci sia un toast che sta bruciando, la causa è da ricercare in qualche cablaggio elettrico che si sta sciogliendo. Tutto ciò può dipendere da un cortocircuito, oppure più semplicemente dall’allentamento di una fascetta che tiene in posizione i fili in prossimità delle parti più calde del motore. Non è certo un segnale rassicurante, perché senza la parte esterna isolante i fili scoperti possono entrare in contatto tra di loro interrompendo qualche servizio di bordo, fino ad arrivare al rischio di incendio. Bisogna pertanto programmare una sosta da un elettrauto al più presto.

PER LA MUFFA IL PROFUMO NON BASTA

Un odore poco automobilistico, ma piuttosto frequente da trovare, è quello di muffa. È quello tipico che si sente soprattutto nelle cantine, e non si risolve certo con un deodorante. Bisogna andare alla ricerca delle cause, usando innanzitutto il climatizzatore come spiega questo video poiché è possibile che i funghi si siano annidati nei condotti durante l’inverno a causa dell’inattività. Se quando è acceso l’odore esce in modo evidente dalle bocchette il rimedio è alla portata di tutti: spruzzare nell’impianto un apposito spray disinfettante acquistabile nei negozi di autoaccessori.

IL PERCORSO DELLA PIOGGIA

Nel caso la puzza non arrivi da lì, bisogna cercare il punto in cui la condensa può essersi trasformata in muffa. I punti più probabili sono la moquette sotto i tappetini, il vano della ruota di scorta e la zona del portellone. La muffa si rimuove con un prodotto apposito o con candeggina, ma non basta. È necessario identificare se la causa è solo la condensa o un accumulo di acqua che filtra attraverso le guarnizioni in caso di pioggia o durante i lavaggi. La soluzione? Prenotare un appuntamento da un carrozziere.


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