L’Uganda ha tassato l’uso dei social network, 5 milioni di persone perdono accesso al web



L’Uganda stava ottenendo risultati significativi sul fronte dell’accesso alla rete della popolazione. Stava, perché la nuova tassa sull’utilizzo dei social (rei di “diffondere i pettegolezzi”, qualsiasi cosa voglia dire) ha fatto drasticamente calare il numero di accessi alla rete. E il Paese perde milioni di dollari in investimenti.

E se vi dicessero che per usare i social network, da Facebook a Whatsapp, dovete pagare pegno al vostro Governo? Una imposta, come il bollo per l’auto, o quelle sulla proprietà di immobili. È quello che accade in Uganda, dove da questa estate i cittadini del Paese che vogliono accedere ai servizi online devono prima pagarsi a caro prezzo questa libertà.

Una misura per scoraggiare la diffusione di gossip e dicerie, dice il Governo dell’Uganda. Una mossa per escludere una parte rilevante della popolazione dall’accesso ai media stranieri e ridurre la loro libertà di parola, rispondono le opposizioni. Morale? La popolazione di internauti ugandesi perde pezzi: 1.200.000 utenti in meno per i servizi over the top come Whatsapp e Skype. Cinque milioni di utenti connessi in meno, complessivamente.

Transazioni online in calo di 1.2 milioni di dollari, tanti per le dimensioni dell’economia online del Paese africano. Research Solution, studio di ricerca canadese, dice che la nuova tassa su internet costerà all’Uganda 750 milioni di dollari.

L’introduzione della tassa sul web è stata decisa poco dopo il sorgere di forti proteste (online, ma non solo) contro il Presidente dell’Uganda Yoweri Museveni.



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