L’esercito americano userà dei reattori nucleari portatili, e gli esperti sono preoccupati



L’esercito americano vuole alimentare le sue basi militari in Patria e all’estero utilizzando dei piccoli reattori nucleari portatili. Un modo per abbattere i costi e ottimizzare i tempi, dice il Pentagono. Un disastro che rischia di generare catastrofi, dicono un po’ tutti gli esperti di energia nucleare.

Il concetto è semplice, l’Esercito vuole che le sue basi militari vengano alimentate con l’energia nucleare, ma costruire dei reattori tradizionali richiederebbe un sacco di soldi e di tempo. Così viene incontro una soluzione più smart: l’utilizzo di dei piccoli reattori portati, pret-a-porter in un certo senso. Questi mini-reattori sarebbero trasportati su mezzi speciali, o addirittura sugli aeroplani. L’operazione è chiamata Project Dilithium.

Cosa può andare storto? Tutto, a quanto pare. La rivista specializzata The Bulletin of Atomic Scientists tanto per iniziare dice che gli attuali reattori nucleari compatti non hanno assolutamente le caratteristiche di trasportabilità modulare che cerca l’Esercito americano. Insomma, non esiste al momento la possibilità di prendere un reattore nucleare, portarlo dall’Arizona al Minnesota, e quindi attaccarlo comodamente ad una presa come se fosse un minifrigo. Non funziona così, fantascienza pura.

Ma se questa possibilità esistesse? In molti si chiedono che senso abbia mettere un reattore nucleare in un sito che potenzialmente potrebbe venire bombardato. “Significa dover garantire maggiore protezione, investendo in questo risorse importanti, allora parliamo di un malus, e non di un asset per l’Esercito“, ha detto poi Edwin Lyman, fisico e direttore del Nuclear Safety Project. E poi c’è la paura che un reattore alimentato a Uranio arricchito e messo su un aereo o su un camion finisca nelle mani sbagliato, ovviamente.



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