Le trimestrali settore auto evidenziano qualche difficolt


Visto che il settore automotive continua ad affrontare una situazione sfavorevole, era inevitabile che le trimestrali pubblicate dai principali Gruppi a livello globale rispondessero a questa tendenza negativa dei maggiori produttori del mondo. Del resto il 2019 era stato presentato sin da subito come un anno difficile per i “venti contrari” affrontati l’anno scorso: tensioni commerciali e politiche internazionali, incertezza tra i consumatori, aumento dei costi produttivi, rincaro delle materie prime, rallentamento dell’economia, a cui si sono aggiunte le nuove procedure di omologazione e, infine, la necessit di proseguire gli investimenti sulle nuove tecnologie per l’elettrificazione e la mobilit del futuro.

FCA in calo
Deludono i conti di Fca nei primi tre mesi dell’anno registrando un utile netto di 508 milioni rispetto ai 766,5 milioni del 2018. Il gruppo automobilistico italo-statunitense chiude il primo trimestre con un utile netto delle Continuing Operation a 0,5 miliardi di euro, utile netto a 0,6 miliardi di euro, EBIT a 1,1 miliardi di euro e margine al 4,4%, ben sotto gli 1,46 mld del consensus Bloomberg. Il gruppo guidato dall’ad Mike Manley ha riportato un risultato di esercizio di 1,067 miliardi di euro nel primo trimestre dell’anno. I margini del primo trimestre sono in calo rispetto allo scorso esercizio principalmente per effetto della produzione concomitante della Jeep Wrangler di nuova e precedente generazione nel primo trimestre 2018 e della transizione verso una nuova strategia commerciale in EMEA. L’impatto dei minori volumi a livello globale stato parzialmente compensato dalla costante crescita dei volumi di Ram, da migliori prezzi netti, soprattutto in Nord America e dal miglioramento del mix di prodotti e canali di vendita in diversi mercati. Confermati invece gli obiettivi 2019.


Volkswagen Cresce in controtendenza
E veniamo al Gruppo Volkswagen che ha registrato nel primo trimestre performance finanziarie contrastanti con i ricavi in crescita grazie alle maggiori vendite di suv e utili in ulteriore calo anche per l’effetto di nuovi accantonamenti legati al dieselgate. Nello specifico il fatturato trimestrale cresciuto del 3,1% arrivando a 60,012 miliardi di euro nonostante le consegne globali siano scese del 2,8% a 2,583 milioni. L’utile operativo , infatti sceso di solo 300 milioni rispetto ai 4,2 miliardi del primo trimestre del 2018 attestandosi a 3,9 miliardi, sostanzialmente in linea con le attese del mercato malgrado 981 milioni di accantonamenti per rischi legali connessi con il dieselgate.

daimler in calo ma confida sul resto dell’anno
Il contesto operativo “impegnativo” stato confermato anche dai dati trimestrali di Daimler, il gruppo tedesco proprietario della Mercedes-Benz. Malgrado vendite in flessione del 4%, i ricavi consolidati sono risultati stabili scendendo solo da 39,8 a 39,7 miliardi di euro. Tuttavia l’utile operativo passato da 3,33 miliardi a 2,8 miliardi con il brand della “stella a tre punte” che ha subito una flessione da 2,06 a 1,29 miliardi con il margine operativo crollato dal 9% al 6,1% per il calo delle vendite (-7%), le modifiche alla struttura commerciale, il peggior mix dei prezzi, i cambi sfavorevoli e gli investimenti su nuove tecnologie. L’utile netto inoltre sceso da 2,35 miliardi a 2,15 miliardi ma soprattutto il gruppo ha bruciato cassa. Le attivit industriali hanno generato, infatti, un cosiddetto free cash flow negativo per 2 miliardi (+1,8 miliardi nel primo trimestre del 2018) e visto la liquidit scendere di ben 3,2 miliardi fino a 13,1 miliardi. Ciononostante il management ha confermato l’obiettivo di chiudere il 2019 con una “leggera crescita” delle vendite, dei ricavi e degli utili.

Ford guarda al futuro
Anche la Ford ha registrato risultati in calo ma, grazie alla domanda di suv e crossover in Nord America, riuscita a non deludere le aspettative di Wall Street e a prevedere per l’intero anno risultati migliori di quelli del 2018. L’Ovale Blu ha in particolare visto i profitti trimestrali scendere del 34% a 1,15 miliardi di dollari con un utile per azione in contrazione da 43 a 29 centesimi di dollaro. I ricavi totali sono inoltre scesi da 41,96 a 40,34 miliardi. Tuttavia la crescente popolarit tra i consumatori nordamericani dei grandi pick-up come l’F-150 ha consentito alla Ford di accrescere l’utile operativo da 2,1 a 2,4 miliardi e l’utile per azione adjusted, ossia depurato dalla voci straordinarie legate, per esempio, alla ristrutturazione delle attivit europee, da 0,43 a 0,44 centesimi, ben oltre i 27 attesi dal mercato. Del resto il Nord America ha contribuito con 2,2 miliardi all’utile operativo, 1,9 miliardi nel primo trimestre del 2018, mentre l’Europa, grazie ai primi effetti del riassetto, ha messo a segno un dato positivo per 57 milioni.

Francesi con alti e bassi
La flessione del fatturato ha interessato i due gruppi francesi, Renault e PSA. Il primo ha visto le vendite globali scendere del 5,6% e i ricavi subire una flessione del 4,8% a 12,53 miliardi. Inoltre stata prevista al ribasso la stima per il 2019 sull’andamento del mercato mondiale, atteso in calo dell’1,6% e non pi stabile. Eppure la Renault ha confermato, come Daimler, gli obiettivi annuali su un aumento dei ricavi, su un margine operativo del 6% circa e su una generazione di flussi di cassa positivi. Tra l’altro Renault rischia di subire anche le conseguenze del secondo “profit warning” lanciato dagli alleati di Nissan che citando difficolt commerciali negli Stati Uniti, ha tagliato la stima per l’esercizio al 31 marzo sull’utile operativo da 450 miliardi a 318 miliardi e sull’utile netto da 410 miliardi a 319 miliardi. In tal caso i profitti sarebbero inferiori a quelli della Renault per la prima volta da almeno un decennio: sono stati 3,45 miliardi l’anno scorso. Andamento negativo stato registrato anche da PSA che controlla Peugeot, Citroen, DS e Opel. Il fatturato calato da 18,18 miliardi a 17,97 miliardi con la sola divisione “automotive” a registrare una flessione dell’1,8% a 14,157 miliardi per colpa soprattutto del crollo del 15,7% subito dalle vendite a causa della sospensione delle attivit in Iran. Anche in questo caso sono stati confermati gli obiettivi annuali, cos come la disponibilit a valutare nuove opportunit di acquisizioni dopo l’operazione sulla Opel. Infine, dati contrastanti sono stati diffusi da Volvo, la Casa svedese in forte crescita negli ultimi anni grazie anche al sostegno dei cinesi di Geely. Le vendite sono aumentate del 9,4% e i ricavi del 10,7% ma l’utile operativo e l’utile netto sono risultati in contrazione, rispettivamente, del 19,3% e del 21,6%. Anche Volvo ha confermato la previsione di un aumento del fatturato per fine 2019 avvertendo, per, delle conseguenze delle difficili condizioni del mercato soprattutto sulla marginalit.

 Corrado Canali 

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