L’ascesa della Lega e il problema economia



Sembra che nel governo cominci ad affiorare la consapevolezza che i problemi da affrontare di qui a poco saranno enormi. Problemi di difficile soluzione e, pure, decisivi per la loro capacità di generare o distruggere consenso, perché riguardano l’economia del paese. Il luogo, cioè, dove la politica vince o perde. Intendiamoci: non che la consapevolezza di cui si diceva sia ostentata. Non ci sono pentimenti o abiure in corso rispetto alla strategia delineata dalla legge di bilancio. Ma c’è la sensazione che rispetto a quello che potrebbe succedere nei prossimi mesi, addirittura una questione fino a ieri dirimente e divisiva come la Tav possa passare in secondo piano, possa essere rimandata il più avanti possibile. Semplicemente approvando una mozione di maggioranza che, sostanzialmente, ricalca la formula del contratto di governo (opera “da rivedere integralmente”, dice la mozione) pur essendo passati dalla stesura di quel contratto più di otto mesi e una controversa analisi costi benefici. Quella mozione sembra più il frutto della preoccupazione di sgombrare temporaneamente il campo da un elemento profondamente divisivo e prepararsi compatti a tempi difficili piuttosto che il risultato di uno scambio con la non autorizzazione al procedere per Matteo Salvini.

Contraddizioni anche importanti, però, restano sul campo del governo gialloverde. Esempi. Nonostante i dati economici per nulla incoraggianti, Tria dice in parlamento che parlare di manovra correttiva è “prematuro”, rispetto a una legge di bilancio promossa anche a Bruxelles appena due mesi fa. A contraddirlo, subito, i cinquestelle: parlare di manovra correttiva non è “prematuro”, è “fantascienza”, dicono. E poi Salvini: “Parliamo del nulla”. Poi, la smentita dall’Europa (che però smentisce pure se stessa): nel country report dedicato all’Italia, di imminente pubblicazione, pare si parli di una manovra dove sono assenti misure capaci di impattare positivamente sulla crescita a lungo termine, e che aumenta la spesa pensionistica peggiorando la sostenibilità del debito. Tutte cose che due mesi fa, per convenienza politica e per quieto vivere, la Commissione non aveva detto. E che anticipano la necessità di una manovra bis, sempre che si vogliano rispettare gli impegni.

Ecco perché la Tav può attendere, almeno come oggetto di sfida politica tra Lega e Cinquestelle. L’economia nel suo complesso è un problema, non solo una sua parte – per quanto importante – come la Torino- Lione. E l’economia è un problema soprattutto per le magnifiche sorti e progressive di Salvini e della sua Lega nazionale. Più dell’elettorato grillino, quello leghista avverte il rapporto stretto tra le condizioni, la qualità della vita individuale e familiare, da una parte, e l’andamento dell’economia e della finanza pubblica dall’altra. In una sequenza di fatti e comportamenti favorevoli all’irresistibile ascesa del Carroccio (compresa, paradossalmente, la vicenda Diciotti), l’economia è – adesso – il vero ostacolo. Non solo la Tav determinerà la tenuta di maggioranza e governo.   

Consiglio per l’ascolto: “Trans Europe Express“, Kraftwerk


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