la Russia e i videogiochi, storia e contesto culturale


Se ci sussurrassero all’orecchio il nome di Aleksej Leonidovic Pazitnov, quanti di noi lo riconoscerebbero? Seppur non molto attuale, stiamo parlando comunque di una delle personalità più importanti del mondo dell’intrattenimento interattivo, ovvero il padre di Tetris, uno dei videogiochi più famosi ed iconici di tutta la storia del nostro medium preferito. Ebbene sì: non tutti sanno che Tetris è un gioco russo, in cui perfino il suo famosissimo tema musicale non è nient’altro che la trasposizione in 8bit di una famosa canzone popolare del 1861, dal titolo Korobeiniki. Non essendo stato brevettato, il gioco si diffuse velocemente a macchia d’olio in tutto il globo e fu reso disponibile su innumerevoli piattaforme, arrivando addirittura su Playstation VR grazie allo stupendo Tetris Effect.

Con l’imminente uscita di Metro: Exodus (sviluppato dagli ucraini 4A Games), il recente annuncio di Atomic Heart dei russi di Mundfish e il grande successo riscosso dai bielorussi di Wargaming con il loro World of Tanks, solo per citare alcuni esempi, possiamo renderci conto di come il mondo dello sviluppo slavo stia lentamente emergendo dalla massa, cercando di ritagliarsi un ruolo da protagonista in un settore sempre più affollato. Ma quali sono le sue caratteristiche e come si è evoluto?
Prima di dare il via alla nostra disamina, ci piacerebbe mettere subito in chiaro che il paese slavo più talentuoso a livello videoludico, al giorno d’oggi, è senza dubbio la Polonia, patria di sviluppatori del calibro di CD Projekt (The Witcher, Cyberpunk 2077), Techland (Dead Island, Dying Light) e 11 Bit Studios (This War of Mine, Frostpunk). Pertanto, tralasciando i “soliti noti”, in questo articolo abbiamo scelto di concentrarci sul resto del microcosmo slavo-russo, il cui mercato fattura circa 1,4 miliardi di dollari all’anno ed è l’11esimo su scala globale.

Buon Giocatore, Buon Cittadino

Quando pensiamo alla Russia, automaticamente la immaginiamo confinata all’interno di una dimensione lontana, quasi esotica, come se fosse, sia fisicamente che culturalmente, agli antipodi rispetto al nostro mondo occidentale. All’interno di un territorio così vasto, però, esiste una porzione definita Russia europea, le cui aree si estendono nel nostro continente: si tratta di zone in cui la cultura slavo-russa ed i trascorsi assai tormentati hanno fortemente influenzato i primi videogiochi sviluppati in Russia, nati quindi in strettissima correlazione con gli eventi storico-culturali del paese. La ricerca scientifica, soprattutto nelle branche dell’ingegneria e della matematica, era uno dei capisaldi della dottrina sovietica, specialmente durante la guerra fredda, in una costante competizione con gli Stati Uniti. L’intelligenza dell’individuo era tenuta in altissima considerazione e allenare le proprie facoltà mentali era considerato un dovere di ogni buon cittadino. Nei manuali di istruzioni di alcuni tra i primi arcade sovietici veniva espressamente dichiarato che tali giochi sarebbero serviti a migliorare l’attenzione, i riflessi e il pensiero logico dei loro fruitori.

Pazitnov era un ricercatore nel campo dell’intelligenza artificiale e sviluppò Tetris nel 1984 per conto dell’Accademia delle Scienze dell’URSS, l’istituto scientifico più importante della Russia (tuttora esistente sotto il nome di Accademia russa delle Scienze), la quale lo aveva incaricato di testare le potenzialità di nuovi hardware. I primi arcade sovietici risalgono alla fine degli anni ’70, quasi contemporanei a quelli americani e giapponesi.

Sovetskij Arcade

In un ambiente così politicizzato come quello del regime comunista, non deve stupire che i primi videogiochi russi avessero lo scopo di rappresentare quelle tematiche così importanti per il regime quali la guerra, la corsa alla conquista dello spazio e l’allenamento del cervello, in modo tale che i giovani sviluppassero il desiderio di perseguire tali ideali in futuro.

Il titolo più popolare appartenente a questa cerchia è sicuramente Morskoj Boj, ovvero “battaglia navale”: il giocatore aveva il compito di affondare le navi nemiche guardando attraverso il periscopio sottomarino del cabinato, un vero e proprio gioiellino ingegneristico dotato di fondali fisici ed elementi meccanici rigorosamente made in USSR.
Snajper-2, col suo cabinato armato di un fucile di precisione, metteva invece i giocatori nei panni di un cecchino, mentre Viktorina insegnava loro il significato dei cartelli stradali, nozioni che poi potevano attivamente mettere in pratica su Motogonki, un apparentemente classico racing game motociclistico il quale richiedeva al giocatore di rispettare i segnali stradali, pena il game over. Nonostante il regime sovietico avesse imposto un totale voltafaccia nei confronti di tutti i principi e dell’intera cultura popolare che avevano precedentemente caratterizzato la Russia nella sua secolare storia, alcune tradizioni sopravvissero: Gorodki, un antico gioco popolare risalente al XIX secolo, simile concettualmente al bowling, venne infatti riproposto anche sotto forma di videogioco arcade.

Perestrojka Videoludica

A metà degli anni ’80, Gorbacev diede inizio alla Perestrojka, ossia una manovra economica che avrebbe dovuto risanare le casse del paese: nel 1989, al tramonto dell’Unione Sovietica, con l’economia ormai al collasso, il piccolo studio di sviluppo Locis sviluppò un gioco chiamato appunto Perestrojka, che offriva un chiaro spaccato della situazione politica del paese.

Il giocatore controllava una rana, metafora del cittadino sovietico, che aveva lo scopo di raggiungere la parte opposta dello scenario (e quindi migliorare la sua condizione sociale) saltando da una ninfea all’altra: queste si muovevano costantemente, si rimpicciolivano e scomparivano, simboleggiando le imprevedibili leggi sovietiche promulgate dall’enorme macchina burocratica del regime. Durante il tragitto, la rana poteva ottenere dei power up balzando su alcune ninfee colorate, che indicavano gli acquisti monetari e i prodotti alimentari, a quell’epoca molto difficili da reperire. Ai livelli più alti entravano in gioco anche alcuni nemici a forma di insetto, a rappresentazione dei burocrati che ostacolavano l’ideologia sovietica.

Anima Slava

Si ritiene che in passato la storia slava sia stata scandita da grandi ed improvvisi eventi politici, identificati metaforicamente come enormi esplosioni. Secondo una concezione romantica, condivisa da molti studiosi e storici, il popolo russo è sempre stato caratterizzato da un sentimento di fatalità, ma anche di grande forza di volontà e capacità di adattamento.

Non stupisce quindi che un aspetto comune a diversi giochi sviluppati in Russia sembra essere il concetto di distopia: molto spesso infatti l’ambientazione o il background narrativo di questi prodotti vanno ricercati in un futuro distopico, dove un evento catastrofico (nella realtà mai avvenuto) ne ha pesantemente influenzato la lore. Pensiamo ad esempio a S.T.A.L.K.E.R.: Shadow of Chernobyl, sviluppato dagli ucraini GSC Game World, le cui premesse narrative presuppongono un secondo, e di gran lunga peggiore, disastro nucleare a Cernobyl.

Lo stesso Atomic Heart e la saga di Metro si basano su elementi di questo tipo. Ma se da una parte è assodato che alla base dei romanzi di Gluchovskij c’è la “solita” guerra nucleare, dell’opera di Mundfish si sa ancora davvero poco.

A prima vista non sembra esserci nessuna terza guerra mondiale nelle premesse narrative di questo promettente sparatutto, ma dal recente video gameplay è possibile supporre che qualcosa sia andato decisamente storto.
La guerra e più in generale le operazioni militari rientrano sicuramente tra le tematiche maggiormente care agli sviluppatori russi. Oltre ad essere leader di mercato nello sviluppo di software per il business, 1C Company è molto nota per aver sviluppato la saga di IL-2 Sturmovik, fortunatissima serie di simulazioni di combattimenti aerei della Seconda Guerra Mondiale, che ha visto numerosi seguiti ed incarnazioni.

Della saga vengono elogiati soprattutto l’accuratezza storica, i dettagliatissimi e fedeli modelli poligonali dei velivoli disponibili e la fisica realistica dei danni che influenza il volo in tempo reale. Gli sviluppatori supportano e aggiornano costantemente il loto titolo aggiungendo nuovi aerei e fronti di battaglia.
Stessa Guerra, altro sviluppatore: fondato da Sergej Orlovskij, tra le figure più importanti del panorama videoludico russo, lo studio Nival Interactive ricopre sicuramente un ruolo di spicco nel settore.

Blitzkrieg 3

Sua è del resto la saga di Blitzkrieg, ottima serie di RTS isometrici ambientati durante la Seconda Guerra Mondiale e focalizzati più sul combattimento che sulla gestione delle risorse. I giochi mettono a disposizione dell’utente un’ampia gamma di azioni, con una distruttibilità ambientale che si attesta su ottimi livelli e centinaia di unità di combattimento storicamente accurate. Nival ha riscosso un ottimo successo anche con Heroes of Might and Magic V, strategico a turni ad ambientazione fantasy e pubblicato da Ubisoft.

Anche la Repubblica Ceca ha contribuito a rimpolpare le nostre librerie digitali, grazie a team come Bohemia Interactive, nota per aver dato i natali a Operation Flashpoint, una popolare serie di shooter tattici di stampo simulativo, dove l’azione si svolgeva su isole dalle dimensioni molto estese. In seguito a delle dispute legale con il publisher Codemasters, il brand mutò aspetto, dando origine al franchise di ARMA. Proprio in questi giorni invece festeggia il suo primo compleanno il tanto discusso Kingdom Come: Deliverance, action RPG di stampo storico ambientato nella Boemia medievale e sviluppato dai cechi di Warhorse Studios, dove troviamo un’accurata trasposizione digitale della vita slava del periodo.

Tornando in Ucraina, è doveroso menzionare, oltre ai già citati e più blasonati GSC Game World e 4A Games, anche lo studio di sviluppo Frogwares, attualmente al lavoro sull’interessante The Sinking City, action adventure basato sulle opere di Lovecraft.

Dal canto suo, infine, la Bielorussia si distingue per il colosso Wargaming, sviluppatore dell’MMO World of Tanks e altri prodotti simili, che con il suo modello free-to-play è riuscito a raccogliere oltre 100 milioni di giocatori registrati grazie anche ad un costante supporto ai server, un matchmaking efficiente ed un gameplay immediato dalla natura prettamente arcade.



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