Kingdom Come Deliverance, recensione del DLC Band of Bastards


Dopo esserci calati, a malincuore, nei panni di un improbabile balivo in From Ashes, e aver supportato le gesta inguinali del coprotagonista di The Amorous Adventures of Bold Sir Hans Capon, il terzo DLC di Kingdom Come Deliverance torna a proporci una storia secondaria fatta di pungenti scambi verbali e duelli in punta di spada. Peccato che Band of Bastards, esattamente come la precedente avventura, manchi di offrire al pubblico una mole contenutistica in grado di arricchire in maniera pienamente soddisfacente l’offerta ludica del titolo di Warhorse, in linea con i difetti di un supporto post lancio decisamente claudicante.

Bastardi senza gloria

Il terzo DLC di Kingdom Come: Deliverance pare sin da subito ereditare alcuni dei più gravi difetti concettuali dei suoi predecessori, proponendo agli armigeri digitali un contenuto che, come da copione, risulta più godibile se affrontato durante la campagna principale del titolo di Warhorse Studios.

A prescindere dalla qualità complessiva della narrazione, infatti, sia il grado di sfida generale, sia le ricompense guadagnate durante questa impresa aggiuntiva, perdono di sostanza se il giocatore si trova alla guida di un Henry al massimo della sua efficienza letale. Si tratta di una considerazione già fatta in precedenza, sulle note di una strategia di supporto piuttosto discutibile, a causa della sua tendenza a rimpinguare la mole contenutistica di Kingdom Come con vicende secondarie che avrebbero avuto un rilievo senza dubbio maggiore se inserite nel pacchetto di lancio, e non a oltre un anno di distanza dalla pubblicazione del gioco. Nel caso specifico, Band of Bastards si colloca idealmente nell’ultimo terzo della campagna, fase in cui il focus principale del DLC, ovvero il combattimento di gruppo, raggiunge la sua massima efficacia in relazione al livello di difficoltà e agli oggetti ottenibili. La nuova avventura del nostro garzone di fucina preferito si apre con la richiesta d’aiuto di un vecchio amico, il buon Radzig Kobyla, oggetto delle mire del temibile Hagen Zoul, un ex nobile spogliato della propria carica da re Venceslao e ridotto a una vita di brigantaggio.

Per difendere i propri possedimenti dagli assalti dei manigoldi di Hagen, Sir Radzig ha quindi messo insieme un manipolo di lame prezzolate, mercenari di dubbia moralità guidati dal barone Kuno di Rychwald, un signorotto senza scrupoli più che disposto a sporcarsi le mani in cambio di un pugno di groschen. Nelle sei missioni che compongono il corpo del DLC, infatti, il compito del nostro avatar corazzato sarà quello di vigilare sulle azioni della combriccola, per evitare che la banda dia libero sfogo ai suoi più bassi istinti compromettendo l’esito dell’incarico.

Se la lunghezza complessiva del DLC si conferma drammaticamente ridotta (non più di tre ore per consumarne tutti i contenuti), Band of Bastards torna a far sfoggio dell’indiscutibile perizia narrativa del team ceco, che mette in campo un cast di personaggi caratterizzati alla perfezione, tra le righe di una sceneggiatura vivace e accattivante, che non lesina battute al vetriolo e svolte dialogiche con un impatto concreto sul dipanarsi della trama. Nello specifico, la storia porta in scena alcune sequenze piuttosto brillanti con protagonista il buon Henry, senza però alterarne in maniera significativa la definizione. Per quanto la scrittura risulti pienamente convincente, senza cali qualitativi degni di nota, il contenuto non aggiunge praticamente nulla all’offerta complessiva del gioco base, sia in termini di dinamiche, sia per quel che riguarda la gamma delle location visitabili nel corso dell’avventura, fatta eccezione per il piccolo accampamento occupato da Kuno e le sue canaglie. Seppur piacevole, insomma, la vicenda si chiude rapidamente e senza particolari strascichi, lasciando sostanzialmente inalterato il bilancio complessivo della produzione. Il ruolo del combattimento “campale” nel quadro del contenuto torna inoltre a sottolineare alcune delle macchinosità più evidenti del combat system di Kingdom Come, sebbene la gestione di questi scontri risulti migliorata rispetto al lancio, al netto di un’intelligenza artificiale sorprendentemente aggressiva, con una certa tendenza all’assalto dissennato.

La complessità generale del sistema modellato da Warhorse continua comunque ad offrire una dose consistente di appagamento sanguinario, specialmente affrontando le mischie con un buon piglio tattico e facendo ampio uso delle abilità da schermidore di Henry. L’impressione generale, quindi, è di avere a che fare con un altro DLC tutto sommato piacevole, una manciata d’ore che però avrebbero avuto tutto un altro valore se incluse direttamente nel quadro contenutistico della campagna, per evitare la fastidiosa etichetta di “aggiunta interessante ma tutt’altro che necessaria“.



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