Internet of Things, case smart sempre più preda facile degli hacker



Ormai la maggior parte delle case ha al suo interno almeno cinque dispositivi connessi, elettrodomestici, controllo degli infissi, citofoni, videosorveglianza. Tutti device ora connessi alla rete, tutti device sprovvisti della benché minima forma di difesa. Prede facilissime per gli hacker. “I nostri oggetti usati dagli hacker per spiarci 24/24”.

Ormai è chiaro, la IoT —l’internet delle cose, dal tostapane alla televisione smart— ha reso più comoda la nostra vita, ma ha portato pure nuove minacce legate alla sicurezza informatica. Device connessi, ma privi di misure di sicurezza ormai di default sulla maggior parte dei PC e degli smartphone.

Manca poi una educazione di base trai consumatori: in quanti sanno che quel bellissimo frigorifero che accede al meteo usando una connessione internet può venire facilmente hackerato, diventando uno zombie al servizio di qualche botnet progettata per gli attacchi DdoS. Pochi, eppure è una cosa sempre più frequente.

Ora un’indagine di Avast ci aiuta a comprendere le dimensioni del fenomeno: sono state analizzate 16 milioni di abitazioni, rilevando che nel 40,8% di queste sono presenti almeno 5 cinque device IoT. In 4 case su 10 è presente almeno un device vulnerabile, facilmente hackerabile perché sprovvisto di password elaborate, o per problemi di progettazione.

Avast si sofferma quindi sui device vulnerabili: i 2/3 di questi hanno password blande, uno su tre non viene aggiornato regolarmente. La tipologia di device più a rischio? Le stampanti, seguono le telecamere di sorveglianza, e i box per guardare la TV in streaming.



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