il sequel del Metroidvania di Team Cherry


L’aspetto più piacevole di quel piccolo capolavoro che risponde al nome di Hollow Knight non risiede tanto nel suo design delicato e minimale, oppure nella maestria con cui è costruito il labirinto sotterraneo che sorregge il suo gameplay solido e punitivo. Ciò che non smette mai di farci sorridere è la cura continuativa che Team Cherry ha garantito alla propria creatura, la quale ha goduto di un supporto difficilmente riscontrabile in altre produzioni. Un amore personale che trasuda la natura indie del progetto e che proprio in virtù di ciò potrebbe essere difficile da convogliare in titoli dal respiro maggiore. Poche ore fa, in ogni caso, abbiamo ricevuto l’ennesima sorpresa (come se già non ce ne fossero state abbastanza nella notte precedente con il ricco direct Nintendo) riguardo un contenuto dato per disperso o che molti credevano non sarebbe stato nulla più di una manciata di missioni aggiuntive a pagamento. Nessuno si aspettava l’annuncio di un sequel standalone di Hollow Knight, ed invece Silksong si è presentato sulla scena pronto a deliziare tutti gli amanti del suo predecessore.

Non il gioco che meritiamo…

I due minuti del galoppante trailer, nel pieno stile di Team Cherry, si aprono con una cutscene che riprende la storia probabilmente da dove si era interrotta alla fine del primo capitolo. Hornet è imprigionata in una carrozza che la sta portando chissà dove, forse proprio nel nuovo regno che viene annunciato a schermo una volta liberatasi dalle catene. Un altro luogo che sembra vantare numerosi scenari che vanno dalle distese erbose ai lugubri cimiteri, passando per barriere fungine e città sotterranee nel pieno stile della già nota “architettura insettoide“. È più che lecito aspettarsi una nuova intricatissima mappa in continuità con quanto visto nel primo titolo: c’è da ammettere, però, che la labirintica struttura del mondo di gioco si è forse rivelata un’arma a doppio taglio, soprattutto per l’appeal di Hollow Knight sul grande pubblico.

Chi ha avuto il piacere di terminare l’avventura di base saprà infatti che, nonostante si tratti di un aspetto strutturale dei metroidvania, il backtracking diventa a lungo andare un elemento dominante del gioco, spesso compromettendo l’effettiva comprensione del prossimo obiettivo da raggiungere. Se dovessimo scommettere su un piccolo (grande) cambiamento in arrivo, potrebbe allora essere la possibilità di ottenere in modo facoltativo delle indicazioni (come accade nel bellissimo The Messenger), così da limare il senso di smarrimento che avrebbe potuto colpire ben più di un utente.

Ciò che invece davano giustamente tutti per scontato era il netto cambiamento del gameplay e tali aspettative non sono state tradite. Hornet, a differenza del Cavaliere, è una leggiadra combattente che basa gran parte del suo incedere sullo scatto e sulle movenze aeree, implicando quindi una virata netta dello stile di combattimento e del level design. L’irruenta eroina può avvalersi del suo ago per agganciarsi a pareti e nemici, riscrivendo le possibilità e i rischi contro cui dovremo batterci in Hollow Knight: Silksong. Una minaccia confermata dalla presenza di oltre 150 nuovi nemici, che costringono a ricominciare da zero nella costruzione dei propri schemi mentali di lotta, rendendo di fatto questo sequel un gioco interamente nuovo, che di certo non mancherà di infliggere dolore anche nei giocatori più esperti.

Sorvolando poi sulle inevitabili boss fight inedite e sulla presenza di nuove città e NPC, colpisce l’introduzione di quello che pare essere un sistema di quest secondarie con cui probabilmente integrare la normale esplorazione del mondo di gioco. È possibile infatti intravedere missioni di raccolta, di esplorazione e di caccia che, se ben implementate, potrebbero dare un nuovo senso alla progressione, diminuendo i sopracitati tempi morti di backtracking.

Non è nemmeno da escludere la possibilità che simili attività possano ricevere aggiornamenti periodici da parte del team di sviluppo, del resto abbiamo a che fare con una squadra che lavora in modo atipico e che sembra regolarmente dare forma a qualsiasi sogno della propria fanbase. Interessante persino la riscrittura del sistema di perks, che fa a meno degli innumerevoli slot del Cavaliere in favore di una scelta ben più ristretta e limitata (almeno per ora) a una personalizzazione per categoria.Non ci è ovviamente dato sapere quali e quanti medaglioni avremo a disposizione, ma sicuramente faranno di nuovo la differenza tra un approccio suicida e uno più ponderato. La speranza è che Team Cherry punti su una minor quantità in favore di una maggiore utilità dei suddetti, in quanto il gioco base (tranne qualche rara eccezione) riduceva a circa un quarto del totale gli strumenti utilizzabili efficacemente nelle build, rendendo tutta quella scelta abbastanza superflua.

…ma il gioco di cui abbiamo bisogno.

Di fronte ad un simile elenco di feature, sembra proprio che ci troviamo dinanzi ad un titolo decisamente ambizioso, che va oltre il semplice miglioramento della formula ludica precedente. Vi è però un dettaglio, implicitamente già citato in apertura, che dona un senso completamente diverso all’avvento di questo seguito: Silksong, secondo la campagna Kickstarter, doveva essere un DLC di ricompensa alla community ed è invece divenuto un capitolo standalone. Una rivalutazione che non sembra fatta in corso d’opera per poter ricavare ulteriormente dal prodotto, visto anche solo il quantitativo di nuovi nemici aggiunti, paragonabile a quello del gioco base.

Dietro questa mossa c’è un intento ammirevole che punta alla pura felicità dell’utenza, con il palese obiettivo di coccolarla e gratificarla per aver dato fiducia alla piccola creatura di Team Cherry. Una politica che è nata con Hollow Knight stesso, che doveva ricevere tre espansioni gratuite e ne ha ottenuta addirittura una quarta non prevista. In questo modo, lo studio ha attuato un processo creativo estremamente virtuoso, superando le aspettative del pubblico e ringraziandolo per le quasi tre milioni di copie vendute.

Sono stati proprio questi risultati ad aver finanziato un sequel che in tantissimi acquisteranno, e che porterà ad ulteriori vendite postume del primo episodio, innescando una gloriosa reazione a catena a cui speriamo di assistere nel corso dei prossimi anni. L’inaspettato arrivo del seguito di Hollow Knight mette quindi in chiaro che nell’industria, almeno in alcuni casi, ciò che premia è la qualità: fare la felicità della propria fanbase, producendo contenuti e prodotti di altissimo livello, è il passo più grande verso il successo. In mezzo a season pass ed espansioni che frantumano le community e ricercano solo il profitto, simile ideologia di creazione e di distribuzione è esattamente ciò di cui il mercato videoludico ha bisogno.



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