Il mercato auto rallenta nei primi mesi del 2019 sia in Italia che in Europa


Il mercato Italiano cos come quello europeo sembra rallentare, il dato non per preoccupante per ora e molto probabilmente verr riassorbito durante il resto dell’anno. I motivi sono molti, a partire da un p di incertezza del consumatore c’ anche un problema di legislazione e normative poco chiare e soprattutto poco sensate nel rapporto tra le indicazioni del legislatore e ci che realizzabile con un motore a combustione interna. Senza scordare che oggi per quanto l’attenzione sul mondo auto sia forte in temini ambientali la maggior parte degli elementi inquinati non provengono affatto dai motori delle auto bens da altre fonti. Probabilmente la scelta pi sensata sarebbe quella di incentivare la rottamazione di auto Euro 0,1,2,3 a favore di chi passa ad un auto Euro 4,5,6. Questo permetterebbe di svecchiare il parco senza costringere i consumatori a esborsi economici troppo alti, ed in modo sostenibile si potrebbero abbassare in modo forte la percentuale totale delle emissioni con un impatto minimo sugli automobilisti. Senza inondarvi di numeri sul merca proviamo a fare una panoramica dei dati salienti sull’immatricolato di auto in Itala che procede a rilento da alcuni mesi, stesso discorso anche per la maggior parte delle altre nazioni europee. Infatti da gennaio a marzo le immatricolazioni nell’area UE+EFTA, cio l’Unione Europea insieme ai mercati di Svizzera, Norvegia e Islanda, hanno fatto registrare un -3,2% rispetto allo stesso periodo del 2018; si tratta di 4.146.152 veicoli. Poteva andare peggio ma non c’ molto di cui rallegrarsi. Situazione quasi identica sul singolo mese di marzo, -3,6%.

Italia, il peso dell’ecotassa
Per quanto riguarda l’Italia le statistiche dicono -9,6% a marzo e -6,5% nel trimestre con 194.428 veicoli immatricolati. Ma sul nostro Paese dobbiamo fare un discorso diverso, poich negli ultimi due mesi entrata in gioco la famigerata ecotassa sulle auto nuove con emissioni di CO2 superiori a 161 g/Km. E’ in vigore dal 1 marzo, per i suoi effetti si sono fatti sentire gi a febbraio con parecchie immatricolazioni dell’ultimo momento, proprio per evitare di pagare la tassa. Invece a marzo ha provocato conseguenze in apparenza contrastanti. L’elaborazione compiuta da Unrae (l’associazione dei costruttori esteri operanti in Italia) sui dati del ministero dei Trasporti mostra un inconsueto “decollo” proprio nelle immatricolazioni della fascia di veicoli che pi risente dell’effetto di questa nuova imposizione: le auto con emissioni da 161 a 175 grammi, vale a dire quelle di prezzo mediamente pi basso, dove quindi il peso percentuale del balzello superiore. Le immatricolazioni di tali vetture sono aumentate a marzo del 119%, una cifra fuori dal mondo. Tutti pazzi e vogliosi di riempire le casse dello Stato? Per niente. Si tratta solo di sfasamento temporale tra vendita e immatricolazione. Tutti quei contratti sono stati conclusi a febbraio, appunto per non pagare la tassa. Ma l’immatricolazione vera e propria stata effettuata a marzo, dunque rientra nelle statistiche di questo mese. Discorso identico per le auto di fascia tra 201 e 250 grammi che segnano un +45% improbabile in tempi normali. Poco rilevante invece l’effetto sulle altre fasce sottoposte alla tassa. Si dovranno attendere i prossimi mesi per un’analisi pi attendibile. E’ rinviata anche l’osservazione sull’effetto dell’ecobonus per le auto sotto i 70 g/Km, perch fino allo scorso mese non erano ancora pronte le procedure per richiedere il contributo statale.


Gi anche il resto dell’Europa
L’Italia quindi ha il primato della peggiore performance di marzo tra i principali mercati europei. Per anche gli altri non hanno nulla da ridere. Il Regno Unito ha perso il 3,4%, la Francia il 2,3%, la Spagna il 4,3%. In mezzo a tutto questo malumore la Germania pu ricorrere al detto “mal comune, mezzo gaudio” e godere dall’alto del suo prestigioso -0,5%. Sul trimestre va leggermente meglio, sebbene si tratti prevalentemente di un effetto statistico: Germania +0,2% (addirittura il suo miglior primo trimestre dal 2000, il che tutto dire), UK -2,4%, Francia -0,6%, Spagna -6,9%.

Alimentazioni, scende il diesel
Ritornello ormai noto ma non per questo la situazione va sottovalutata. Il mondo politico europeo, su molteplici livelli istituzionali, sta tentando nell’intento di eliminare la forma di alimentazione pi ragionevole, il diesel, per nascondere le proprie colpevoli incapacit nel progettare uno sviluppo urbanistico equilibrato. I numeri di questi giorni parlano chiaro anche se inizia ad emergere come l’aumento dei motori benzina abbia come effetto l’aumento automatico della indesiderata CO2. Probabilmente nei prossimi mesi gli errori delle amministrazioni saranno pi evidenti, cos come il fatto che il passaggio all’elettrico sar molto molto pi lungo e complicato di quanto alcuni (poco informati) avessero previsto. Altrettanto probabilmente si vedr una risalita o stabilizzazione delle quote diesel nell’immediato futuro. Per il frattempo l’elaborazione dell’Anfia (associazione filiera dell’automobile in Italia) mette in rilievo che nei cinque maggiori mercati continentali la media delle vendite di auto a gasolio nel primo trimestre 2019 ha registrato un sonoro -16,6%. In Italia questa cifra arriva al -25,6%, mentre la Germania in controtendenza, perch qui il diesel salito del 2,7%.

Marche, migliori e peggiori
In Europa da tempo immemorabile comanda la Volkswagen in termini di vendite assolute. La sua quota di mercato da gennaio a marzo 2019 arrivata all’11,1%, pur scendendo dell’1,3% resta anche in questo il migliore tra big player. Male invece Ford che in europa perde il 10,3% in tre mese e ben il 15,5% solo a marzo. Dietro Volkswagen troviamo Renault, Peugeot (salita di una posizione), Ford e Opel. Ma pi interessante la performance, cio la differenza nelle vendite con lo stesso periodo dell’anno precedente. Sempre considerando il trimestre nell’area UE+EFTA, vediamo che la marca migliore (tra chi vende volumi di almeno diecimila veicoli al mese) stata la Mitsubishi, forte di un +16,8% (ma su volumi molto piccoli). Dietro di lei la Dacia a +12,6%; troviamo quindi la regina del 2018, cio la Jeep, a +11,7%. Ottimo anche il risultato di Citroen (+5,7%). Le peggiori sono invece Nissan (-27%), Honda (-16,4%) e Fiat (-14%). Tra le marche con volumi inferiori svetta la Lancia con +34,9% (comprende anche i modelli a marchio Chrysler venduti in alcuni mercati). Troviamo poi la Jaguar con +11,7%. Poco significativi gli aumenti delle altre. Perdono forte invece Alfa Romeo (-40,7%), Porsche (-37,5%) e DS (-9,8%).

Italia, le auto pi vendute per segmento
Concludiamo con una rapida occhiata ai modelli pi venduti nel nostro paese per segmento di mercato (dati Unrae). Naturalmente tra le citycar la Fiat Panda partecipa ad un altro campionato. Per il gruppo Fiat perde molto (-22,9%) e trascina gi tutto il mercato aiutata da Ford (-14,5). Secondo marchio in Italia sempre Volkswagen che segna addirittura un dato positivo di grande valore e figlio di politiche commerciali sane ma anche di un parco modelli sano e ben centrato sul mercato e sulla richiesta dei clienti. Volkswagen infatti l’unica in crescita tra i big five nel primo trimestre 2019 contornata da tanti numeri con il segno meno. Tornando alla regina del mercano la Panda dopo un 2018 un po’ statico la piccola di FCA tornata a crescere forte. Nel primo trimestre ha fatto registrare 41.146 immatricolazioni, +14,6%. Segue a distanza siderale e in fortissimo calo la Fiat 500, 9.382 unit pari ad un -67,5%. Terza posizione per la Opel Karl, in ottima crescita con 5.527 unit corrispondenti ad un +18,8%. Passiamo al segmento B, una volta definito quello delle utilitarie, oggi semplicemente compatte. Resta ancora il pi importante in Italia. Si riprende il primo posto la Lancia Ypsilon grazie ad un consistente +25,9% che la porta a 18.506 unit. Dietro di lei in deciso calo la Citron C3, 13.260 unit e -8,2%. Al terzo posto la Volkswagen Polo in leggera crescita, +3,4% con 12.678 unit vendute. Il segmento C equivale alle medie. Qui cominciamo a trovare i vertici occupati da crossover e SUV, la carrozzeria dominante nel mondo. Registriamo un cambio al vertice. Una crescita del 9,9% con 12.206 unit vendute ha permesso alla Jeep Compass di diventare la nuova regina, approfittando di un crollo verticale della Fiat 500X, -40,9% con 11.937 unit. Sempre forte la crescita della Dacia Duster che con un imponente +20,6% e 11.831 immatricolazioni scavalca due posizioni e si porta al terzo posto. Passiamo al segmento D, le medio-grandi. Anche qui i SUV la fanno da padroni. Il settore tuttavia ha subto una forte frenata nel primo trimestre 2019. Volkswagen Tiguan comanda sempre, per ha perso tantissimo: -49,2% con 6.172 unit.
Conserva il secondo posto la Ford Kuga che ha perso di meno, -10,2% con 4.752 esemplari. La BMW X1, pur registrando un -17,1%, scavalca al terzo posto con 3.393 unit l’Alfa Romeo Stelvio; la vettura italiana subisce un pesante -38,7% che con 3.048 unit la fa scendere al quarto posto. Entriamo nel campo del lusso puro col segmento E, le vetture di classe executive. La lotta serrata. La BMW Serie 5 mantiene il comando anche se calata, -5,3% con 1.401 unit. Forte crescita invece per la Range Rover Sport che grazie ad un +18% e 1.158 unit si porta in seconda posizione. L’Audi A6 sale al terzo posto pur calando nelle vendite: -8,9% e 1.103 unit, in virt del crollo della Mercedes Classe E, -41,1% e 949 unit che la portano dal secondo al quarto posto. Chiudiamo con le auto extralusso, il segmento F, ammiraglie e supersportive. Numeri assoluti molto bassi, compensati da prezzi assolutamente molto alti. La ex regina Porsche 911 crollata del 292%, da 330 ad 844 unit, in attesa delle consegne della nuova generazione 992. Si trova quindi al quarto posto. Al vertice vediamo la Maserati Ghibli, sebbene i numeri non siano certo positivi: -44,1% con 195 unit. Al secondo posto sale cos la BMW Serie 7 che segna -21,9% con 96 unit, per ha perso meno delle altre. Entra invece in classifica direttamente al primo posto la nuova sportivona bavarese, cio la BMW Serie 8: 95 esemplari, non sul mercato nel periodo precedente.

 Lorenzo Baroni 

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