Il DNA dello squalo nasconde un segreto che potrebbe sconfiggere i tumori



Gli squali bianchi sono conosciuti come uno degli animali più letali del pianeta Terra. Meno nota è la loro innata capacità rigenerativa, frutto di secoli di evoluzioni e mutazioni del DNA. La prima mappatura completa del genoma dello squalo bianco potrebbe farci capire come sconfiggere i tumori.

In altre parole, non soltanto la mortalità degli attacchi degli squali bianchi —complice le suggestive pellicole prodotte da Hollywood negli anni— è stata ingigantita a dismisura, ma ora questa bestia potrebbe aiutarci ad arrivare ad un punto di svolta cruciale nella lotta contro i tumori.

La Cornell University ha mappato per la prima volta il genoma dello squalo bianco, una matassa di informazioni genetiche molto complicata, vi basti pensare che la “dimensione” del genoma è pari ad una volta e mezza quella dell’uomo. I risultati dello studio del DNA dell’animale sono stati pubblicati di recente sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences.

Cosa si spera di comprendere: gli squali bianchi hanno una fortissima capacità rigenerativa, alla base ad esempio della sua capacità di curare le ferite in tempi relativamente molto rapidi. Frutto di milioni di anni di evoluzione, spiegano gli scienziati. Una evoluzione che avrebbe dato alla famiglia di animali una longevità sorprendente, e una capacità di proteggere la stabilità del suo DNA. La mappatura del genoma avrebbe evidenziato alcuni geni in particolari dietro a questa capacità. Geni in grado di “riparare il DNA”, come sintetizzano i ricercatori. Ora queste informazioni potrebbero giocare un ruolo prezioso nello studio di tecniche per combattere i tumori.

Chiariamoci, non parliamo di esoteriche proprietà curative della carne di squalo, nessuna polverina o ampolla da Wanna Marchi. Quello che gli scienziati vogliono capire è come si comportano i geni individuati dagli scienziati —il legumain e il Bag1— con cavie esposte a cancerogeni. Anche gli umani hanno geni simili a questi, spiega Popular Mechanics, ma nel nostro caso funzionano da indicatori del rischio di cancro, mentre negli squali si sono evoluti per essere una forma di protezione. Gli studi potrebbero portare a farmaci antitumorali inediti, una cosa che comunque richiederà anni, forse decenni, di lavoro.



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