I punti del Pd creano tensione con il M5s e in area renziana


L’ipotesi di una nuova maggioranza al governo formata da M5s e Pd già scricchiola a poche ore dall’inizio delle consultazioni (CRISI DI GOVERNO E CONSULTAZIONI: LA DIRETTA). Le cinque condizioni poste da Nicola Zingaretti, di cui tre considerate inderogabili per formare un governo di maggioranza, oltre ad essere accolte con stupore dai renziani, sembrano difficilmente accettabili da parte dei pentastellati: stop ai decreti sicurezza, taglio dei parlamentari solo se vincolato alla riforma elettorale e accordo preventivo sulla manovra economica per scongiurare l’aumento dell’Iva. Il Pd sarebbe per una linea di rottura rispetto al precedente esecutivo, come dimostra anche il no al ritorno del premier Giuseppe Conte, il no ai vecchi ministri e un no, questo però più flessibile, a un ruolo di Luigi Di Maio nel governo. Le tensioni sono arrivate anche al Quirinale dove Mattarella è fermo sulla richiesta di avere presto piena chiarezza. Ove non ci fosse già oggi, nessuno può escludere che il Quirinale possa velocemente aprire le procedure per nuove elezioni.

I punti di Zingaretti e lo “stupore” dei renziani

Il segretario del Pd è stato ricevuto da Mattarella per le consultazioni: “Sì a un governo di svolta, altrimenti meglio il voto” è in sintesi il pensiero espresso da Zingaretti che ha indicato i punti vincolanti per arrivare a un accordo. “Non ne sapevamo assolutamente nulla”, dicono fonti renziane. ”Se si voleva far fallire la trattativa lo si sarebbe dovuto dire subito”, osservano i renziani, secondo i quali non era questa l’intesa raggiunta all’unanimità dal partito.

Zingaretti: “Condizioni decise all’unanimità dalla Direzione”

Ma Zingaretti in una nota replica: “I punti alla base della possibile trattativa per un nuovo governo sono quelli decisi all’unanimità dalla Direzione di ieri e che abbiamo presentato oggi al Presidente della Repubblica. Qualora ce ne fossero le condizioni e la disponibilità, è giunto il tempo di aprire una fase di confronto e approfondimento”.

Il ruolo di Gentiloni

C’è chi, tra i dem di area renziana, si dice al contrario “non stupito” dell’atteggiamento del presidente del partito, Paolo Gentiloni, oggi nella delegazione salita al Colle. “Che faccia di tutto per far saltare una possibile intesa con i 5 stelle era chiaro”. Secondo alcune fonti parlamentari, infatti, sarebbe stato proprio l’ex premier a delimitare i confini delle tre condizioni che Zingaretti avrebbe messo sul tavolo.

Orlando: “No ai decreti sicurezza imprescindibile”

Anche l’ex ministro Orlando replica ai renziani, parlando coi giornalisti davanti al Nazareno. A chi chiede se la strada di un governo con il M5S è più stretta rispetto a ieri, Orlando ha risposto: “E’ come ieri”. Le richieste del Pd su un diverso iter per il taglio dei parlamentari e la legge elettorale e su un passo indietro sui decreti sicurezza “sono le condizioni per un confronto”, ha aggiunto. ”Non abbiamo detto di non andare avanti col taglio dei parlamentari, abbiamo detto che va fatto con un quadro di bilanciamento, a partire anche dall’aggiustamento della legge elettorale”. Mentre il passo indietro sui decreti sicurezza viene ritenuto imprescindibile per un accordo con il M5S. “Sicuramente sì, quello è un cambio radicale di politica su questi temi”, ha detto Orlando.

Ascani: “Qualcuno vuol far saltare accordo col M5s”

Mentre Anna Ascani, vice presidente Pd, dopo un colloquio con Matteo Renzi al Ciocco in Garfagnana, ha detto: ”Se di fronte al rischio della destra così come ancora si presenta, con Salvini e Meloni in primissima linea, qualcuno nel Pd pensa di far saltare il banco di un possibile governo, istituzionale o di legislatura, sul taglio dei parlamentari, se ne assumerà la responsabilità di fronte al Paese e all’Europa. Le condizioni sono quelle poste in direzione, altre condizioni rischiano di essere fuori luogo in questo momento”.






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