“Ho un video intimo di te, pagami”, cosa fare quando si è vittime di sextortion



Il fenomeno della sextortion, unione delle parole sex e estorsione, è sempre più diffuso. Si viene contattati da bellissime ragazze, e convinti a mostrarci in videochat. Poi il ricatto: “pagaci in Bitcoin o mandiamo il video a tutti”. Cosa bisogna fare in questi casi?

Una truffa ben collaudata, e diffusissima. Ci sono casi, va detto, in cui è tutto un bluff. I criminali non hanno nulla, e si limitano a mandare a raffica email al numero più alto di persone, dicendo che loro, hacker provetti, hanno installato un malware sul PC della vittima, ottenendo accesso a tutta la sua cronologia e anche alla sua fotocamera. “Riveliamo a tutti le tue perversioni“, “sappiamo che sei un pedofilo“, “ti roviniamo“, e via così, in tutte le salse. Si spera di beccare proprio la persona giusta, e di sfruttare le sue paure per ottenere un lauto pagamento.

Poi però c’è chi sfrutta la complicità di ragazze o ragazzi avvenenti —ma non è necessario, a volte basta un video preregistrato convincente, o qualche foto falsa presa su Google Immagini—, ed ecco che capita che la vittima dia così di sua spontanea volontà foto o video di molto “personali”, esponendosi ad un ricatto in piena regola. In quest’ultimo caso cosa bisogna fare?

A spiegarlo, in modo molto convincente, è Paolo Attivissimo sul suo portale Zeus News. Il debunker e divulgatore dice che alle persone che lo contattano trovandosi in questa situazione dà sempre lo stesso consiglio, quello di inviare esattamente questo messaggio:

“Ho parlato con la polizia delle tue minacce. Mi hanno consigliato di non pagarti. Io non ho commesso reati, tu sì, e i miei amici si faranno due risate se dovessero vedere il video. Il video verrà comunque rimosso immediatamente. Stai perdendo tempo con me. Non ti pagherò mai. Non risponderò a eventuali altri tuoi messaggi. Addio.”

In questo modo si lascia il criminale senza alcuna arma. Certo, nulla vieta che possa decidere di diffondere il video in qualunque caso. Ma pagare non è mai la scelta giusta: il video rimane nelle mani del criminale, che potrebbe tormentare la vittima con richieste di pagamento sempre più alte. Trovi l’articolo originale di Paolo Attivissimo nel link in fonte.



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