Guida autonoma, Tesla sfida Uber e Lyft con i robo-taxi


Elon Musk, 47 anni. Afp

Elon Musk, 47 anni. Afp

La Tesla vuole sfidare Uber e Lyft: nel 2020 punta a portare su strada un milione di vetture a guida autonoma tra cui i robo-taxi, cioè auto senza guidatore prenotabili via app. La società di Elon Musk farebbe quindi proprio quello che oggi fanno le due compagnie leader negli Stati Uniti. Solo che al volante non ci saranno autisti. Lo ha spiegato il Ceo in una conferenza riservata a media e analisti. Rispetto a Uber e Lyft, Tesla è anche produttore di auto. “In un anno da oggi avremo più di un milione di auto interamente autonome” ha detto Musk svelando il nuovo supercomputer interamente progettato in casa che equipaggerà le vetture a partire dalla fine di quest’anno.

costi
La flotta di robo-taxi sarebbe composta dalle vetture con sistemi di guida autonoma acquistate dai clienti, che decidano di registrarsi e condividere la propria auto. Il fondatore della società ha anche fatto il prezzo: il costo medio del viaggio sarebbe di 18 centesimi per miglio, molto meno di servizi (con autista) oggi attivi, il cui prezzo si aggira attorno ai 2-3 euro per miglio. Una politica molto aggressiva, quindi, dovuta anche alla capacità di ridurre i costi perché l’incasso non si deve spartire con gli autisti. L’acquisto di una Tesla sarebbe, in un certo senso, un investimento. Musk stima che un robo-taxi potrebbe fruttare fino a 30 mila dollari l’anno e più di 200 mila dollari per l’intera vita del veicolo. “Il messaggio – ha spiegato il Ceo – è che per i consumatori dovrebbero essere folle comprare un’auto che non sia una Tesla”.



norme

Musk non è certo nuovo ad annunci roboanti. Ci sono da superare problemi normativi (la guida autonoma è ammessa in poche aree e richiede nuove regole) e tecnologici. Ma l’amministratore delegato si è detto “molto fiducioso” che gli Stati Uniti possano accogliere i robo-taxi. I vantaggi di un servizio senza autisti sarebbero chiari: niente autisti vuol dire costi molto più bassi. Un risparmio decisivo per un settore con margini risicati, tanto che né Lyft né Uber hanno ancora prodotto utili. La guida autonoma, anche se dovrà trovare un quadro di regole a oggi assente o frammentato, ha poi un altro plus: sottrae le società ai rischi normativi legati allo status degli autisti. Se non ci sono umani al volante, non conta il loro contratto, da autonomo o da dipendente (inquadramento, quest’ultimo, che – come ha sottolineato Uber nei documenti inviati alla Sec in vista della quotazione – metterebbe a rischio la sostenibilità della compagnia).

lidar
Durante l’incontro Musk ha ribadito il suo parere negativo sul Lidar, la tecnica di telerilevamento che permette di determinare la distanza di un oggetto o di una superficie utilizzando un impulso laser che è utilizzata dagli altri marchi per lo sviluppo della guida autonoma e, per contro, non usata dal marchio di Palo Alto. I critici del Lidar ne sottolineano i costi elevati e il fatto che in particolari condizioni meteorologiche il sistema possa essere in difficoltà.


distrazione

Secondo alcuni osservatori l’obiettivo 2020 è stato interpretato come prematuro. E per i più critici potrebbe essere il tentativo di distogliere l’attenzione da una trimestrale che si annuncia inferiore alle attese i cui numeri saranno rivelati a giorni. Soltanto lo scorso 28 febbraio Musk aveva parlato di guida autonoma completa che però aveva bisogno di una supervisione. Da quel momento all’annuncio dei robo-taxi invece il Ceo dell’azienda ha, a più riprese, parlato di progressi significativi verso la completa guida autonoma. Ci sono poi altre grane come l’incendio di un’auto avvenuto il giorno di Pasqua a Shanghai, reso virale dal video di una telecamera di sorveglianza postato sul social Weibo. Dal 2013 sono 14 i casi accertati di incendio.

 Alessandro Conti 

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