Guerra in Libia, Giuseppe Conte chiede di cessare il fuoco per evitare crisi umanitaria


In Libia “auspichiamo un cessate il fuoco immediato e il ritiro delle forze dell’Lna”, l’esercito di Liberazione nazionale che fa capo a Khalifa Haftar e che, il 4 aprile scorso, ha lanciato un’offensiva contro Tripoli, gettando il Paese nel caos. A dirlo è il premier Giuseppe Conte, dopo un bilaterale con il vicepremier qatariota Mohammed al Thani. Ad al Thani – ha spiegato Conte – “ho ribadito la nostra forte preoccupazione per questa deriva militare”. “Dobbiamo scongiurare una crisi umanitaria che potrebbe preannunciarsi devastante non solo per le ricadute sull’Italia e dell’Ue ma nell’interesse delle stesse popolazioni libiche”, ha aggiunto il presidente del Consiglio, che oggi ha incontrato anche il vicepremier del Governo di accordo nazionale della Libia, Ahmed Maitig. (UN PAESE SPACCATO IN DUE)

“Dialogo politico unica opzione sostenibile”

Secondo Conte, “si conferma in queste ore che, chi pensava che un’opzione militare potesse favorire una soluzione alla stabilità della Libia, viene smentito. Le soluzioni di forza affidate all’uso delle armi non portano mai a soluzioni sostenibile. Il dialogo politico – ha sostenuto il premier – si rivela ancora una volta l’unica opzione sostenibile”. Una soluzione politica è possibile grazie alla “coesione internazionale – ha proseguito il presidente del Consiglio – devono essere coinvolti non solo i protagonisti libici ma anche gli altri esponenti della comunità internazionale”.

“Non è il momento di dividerci”

Per quanto riguarda le diverse posizioni delle forze di maggioranza che sostengono il governo – in particolar modo sul fronte migranti – Conte replica: “Adesso non è il momento di dividerci, di affidarsi ad una dialettica. Dobbiamo lavorare concretamente” per una soluzione. “In queste ore – ha spiegato – la nostra attività si è maggiormente intensificata per aggiungere una prospettiva politica sostenibile e inclusiva sotto l’egida dell’Onu”. “È una strategia ben precisa – ha sottolineato -, individuata da qualche mese ed è l’unica perseguibile, l’unica plausibile. È rispettosa delle comunità locali, affidata alla diplomazia: contrasta l’uso della forza”.






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