Flickr, il colosso fotografico schiacciato da Instagram


No Flickr per tutti. Si avvicina la scadenza che ha fatto tanto discutere, quella in cui gli utenti free della popolare app di fotografia non potranno avere più di 1000 foto nel loro account. Chi deciderà di non passare alla versione a pagamento vedrà cancellate le foto in eccesso, salvo la possibilità preventiva di salvare gli scatti sui propri dispositivi. Il termine utile per salvarle, prima previsto per il 5 febbraio, è stato posticipato al 12 marzo viste le proteste degli utenti e i numerosi problemi avuti per salvare i file, con utenti che hanno lamentato disguidi e lentezze. Si tratta dell’ultimo atto di un servizio pioniere dell’internet moderno ma finito piano piano nel dimenticatoio, tra scelte sempre più strane e competitor sempre più forti.

Scelte discutibili

Il 2019 ha segnato un grande cambiamento per Flickr che, dal 2013 e fino allo scorso 8 gennaio, dava possibilità agli utenti di salvare all’interno delle sue pagine 1 TB di foto e video. Un limite ridotto in maniera drastica a sole 1000 immagini, impossibile da bypassare e con la possibilità di essere cancellato solo con la sottoscrizione di una versione Pro del servizio, disponibile 4,49 euro al mese con un abbonamento annuale o a 5,59 per la sola versione mensile. Si tratta di una diretta conseguenza della nuova gestione dell’app, ceduta da Verizon a SmugMug nell’aprile del 2018. I nuovi proprietari si sono sin da subito convinti che lo spazio offerto dal servizio non potesse in alcun modo essere gratuito: una mannaia su 75 milioni di iscritti che da anni popolano pagine ricche di immagini e video, pagine che hanno perso il loro valore rispetto a qualche anno fa ma che continuavano a sollevare un traffico non indifferente di circa 10 milioni di utenti unici al mese. Queste persone si sono ritrovate a decidere il da farsi, quasi obbligate a diventare utenti a pagamento per la mole infinita di immagini caricate nel corso degli anni.

Andamento lento

La beffa è arrivata con le lunghe procedure per lo scaricamento delle immagini in eccesso. I tempi di download si sono rivelati lunghi e mastodontici. Flickr, infatti, consente il download di sole 500 immagini alla volta: queste vengono inserite in una cartella compressa creata dal sito stesso; proprio i tempi di creazione di questo file da scaricare si sono dimostrati quanto mai lunghi, quasi del tutto indipendenti dalle connessioni degli utenti. Alcuni hanno lamentato tempi di creazione della cartella di oltre 48 ore, cui poi vanno sommati i tempi necessari per scaricare il file e quelli per creare le successive cartelle, molto numerose per gli utenti che hanno tante foto caricate sulla piattaforma. Vero che molti si sono mossi tardi per scaricare il tutto, ma le lamentele, unite all’imposizione obbligatoria della cancellazione, hanno definitivamente rotto il già fragile idillio tra Flickr e i suoi utenti.

O Pro o fuori

Per ora i vertici non sembrano voler fare alcun tipo di passo indietro. Il 9 gennaio il limite di 1000 è stato reso ufficiale e il 12 marzo arriverà la tagliola indiscriminata: tutte le foto in eccesso, dalla più vecchia alla più recente, verranno cancellate, a meno che non si decida di passare alla versione Pro. Rispetto al prodotto base, questo abbonamento offrirà uno spazio di archiviazione illimitato, con assenza di pubblicità, statiche più dettagliate, possibilità di backup e di scaricare su desktop le proprie foto. A tutto questo verranno aggiunti sconti a vari servizi, tra cui Blurb, Prime, lo stesso SmugMug e le applicazioni Adobe.
Sono stati promessi anche strumenti atti a diffondere o migliorare la propria esperienza, tra corsi, prodotti e altre opzioni non ancora specificate. In quel di Flickr sono convinti della scelta, consapevoli che chi usa l’app in modo professionale è disposto a pagare per avere maggiori opzioni, mentre, sempre secondo loro, almeno il 97% degli utenti free ha nelle proprie fila meno di 1000 immagini. Quel che è certo è che il malcontento serpeggiante per questa scelta unilaterale continua a farsi sentire con forza. Un vero peccato per un prodotto con una storia così importante.

Un po’ di storia

Flickr è nato come idea embrionale nell’ormai lontano 2002, salvo poi arrivare ufficialmente nel 2004 come sito per la condivisione delle foto. Prima di Facebook, molto prima di Instagram, il portale era il punto di riferimento per gli amanti della fotografia, da subito riversatisi in massa in un servizio pensato e studiato apposta per loro. Tempo cinque mesi e Yahoo e Google si sono subito interessati al progetto, capace di crescere in un anno del 448%. Il team canadese viene trasferito nella Silicon Valley: è Yahoo ad aggiudicarsi il servizio. Con il nuovo partner alle spalle gli utenti crescono ulteriormente, arrivando in un anno a più di 2 milioni. Il sito era il faro per le foto ad alta definizione e per i professionisti dell’immagine, che avevano trovato una casa perfetta per le loro esigenze.
Flickr si era imposto come un unicum del web, con l’opportunità di creare un vero e proprio blog di immagini, con tanto di possibilità di inserire i tag e di commentare ogni immagine: nessuno sul web, all’epoca, era capace di offrire qualcosa di simile. Gli smartphone con fotocamere di alto livello erano ancora lontani e su Flickr erano presenti i veri fotografi, quelli che volevano condividere sul web la propria arte.

Qualcosa è andato storto

Yahoo però non è stato capace di dare al sito la spinta giusta per imporsi nel nuovo web. La crescente popolarità di Facebook, l’arrivo di Twitter e la diffusione sempre più capillare degli smartphone ha reso la cultura dell’immagine uno dei cardini del mondo social. Flickr non solo non ha mai spinto davvero sulla sua componente social, ma ha anche perso troppo tempo per creare un servizio apposito per la mobilità. L’app Flickr è stata lanciata nel 2009, rivelandosi però farraginosa, vecchia nella concezione e difficile da usare. Il servizio è rimasto ancorato al suo stesso passato, al suo essere un prodotto principalmente desktop, molto più lento e riflessivo, ma troppo antico rispetto agli standard imposti da connessioni mobile e smartphone. Tutto questo mentre iniziava l’epopea di Instagram, app in qualche modo simile a Flickr, ma esplicitamente studiata per le fotocamere dei cellulari e i fotografi amatoriali.
Tempi di caricamento brevissimi, velocità di utilizzo e semplicità, elementi quanto mai necessari che hanno decretato il suo immediato successo. Con il tempo tutti hanno creato servizi che facevano ciò che faceva Flickr, ma in modo più semplice e immediato. Le funzioni del sito sono state rese praticamente inutili. I social più importanti permettevano di condividere immagini, Instagram offriva un grande strumento di condivisione, Google Photo e i vari Cloud davano ben più performanti possibilità di archiviazione.

Cambiamento tardivo

I 100 milioni di utenti di Flickr dell’epoca hanno sperato fino all’ultimo che il loro amato portale venisse in qualche modo salvato. In un certo senso la nuova gestione di Yahoo, dal 2015 in poi, ha dato all’app una nuova immagine e una nuova usabilità, spingendo forte sulla componente social e sulle opzioni che tutti richiedevano da tempo. Il servizio è così diventato perfetto e al passo coi tempi, ma troppo in ritardo rispetto ai diretti competitor. Una vera beffa per chi aveva avuto per primo l’idea, ma era stato troppo lento a declinarla in maniera moderna.
A fare il resto è arrivata la vendita del servizio nel 2017 e le scelte scellerate che hanno sollevato il recente polverone. Gli affezionati a questo vecchio “dinosauro” negli anni non si sono mai arresi, rendendo la comunità Flickr una delle più attive e forti del web, pronta a tutto pur di non distaccarsi da un servizio che ha segnato la storia del mezzo fotografico su internet. L’ultima scelta potrebbe però decretare un’ulteriore perdita di credibilità di un prodotto che già da troppo mostrava importanti e indelebili segni di cedimento.

La fine di un’epoca

La storia di Flickr dimostra quanto difficile sia diventato sopravvivere in un web che viaggia alla velocità della luce e che fagocita nella sua morsa tutto quello che non riesce ad adattarsi ai cambiamenti o a viaggiare alla stessa “velocità di crociera”. Flickr è riuscito a creare uno strumento per tutti gli amanti delle foto prima che lo facessero gli altri, ha imposto la sua presenza nella rete offrendo qualcosa che ha trovato il plauso di tutti gli appassionati: è rimasto però scottato non appena la fotografia è diventata sempre più “bene comune”, accessibile a tutti tramite il semplice utilizzo di uno smartphone. Si è ritrovato quasi in un limbo, indeciso su come muoversi; da un lato non è riuscito ad assecondare la tendenza, trasformandosi in uno strumento di massa, capace di accontentare l’utente medio, dall’altro non ha nemmeno sviluppato delle peculiarità capaci di solleticare il palato dei fotografi professionisti.
Non ha capito che i social erano una componente fondamentale per la sopravvivenza, rimanendo saldo a una visione troppo vecchia di un mondo alla ricerca del nuovo a tutti i costi. L’ennesimo baluardo del vecchio internet sembra ormai pronto a cadere, sfiancato dai colpi della modernità, da aziende sempre più forti che tutto fagocitano e tutto distruggono: è la dura legge di un web dove non c’è più posto per gli eroi, ancora meno per i pionieri.



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