Emoji sempre più presenti nelle carte dei tribunali, e i giudici sono nel panico



Come si interpreta l’emoji con i diamanti azzurri? Letteralmente o come codice per la droga? Si può arrestare un uomo perché ha mandato ad una prostituta l’emoji con delle banconote? È una prova di sfruttamento? Sono le domande che si stanno facendo sempre più giudici americani.

Un caso recente ha fatto molto discutere, un uomo ha mandato ad una prostituta l’emoji con dei tacchi e un sacco pieno di soldi. Per l’accusa è la prova schiacciante: messaggio in codice che intende un rapporto di sfruttamento tra sex worker e protettore. Per la difesa? Un messaggio da romanticone. Che casino.

Ora le emoji sono sempre più presenti nei documenti dei tribunali, intere conversazioni intercettate, e trascritte minuziosamente. Faccine incluse. Sì, ma come si interpretano? Mica c’è un codice univoco. Eppure che queste vengano usate per dare messaggi in codice nemmeno troppo velati in moltissimi ambiti è un fatto. In alcune app d’incontri la presenza di diamanti nel nick indicava ad esempio che il profilo appartenesse ad uno spacciatore di meth.

Eric Goldman, un professore di legge della Santa Clara ha detto che il fenomeno è esploso tra il 2004 e il 2019, con oltre 50 casi in un anno dove le emoji hanno giocato un ruolo cruciale. Il rischio che si arrivi ad interpretazioni univoche, o viceversa, troppo fantasiose, rischia però che si venga incriminati per cose che non si intendevano nemmeno. Di cosa significano veramente le emoji di whatsapp non ci ha capito mai nulla nessuno, ormai ce ne sono centinaia e ogni anno ne arrivano di sempre più sconclusionate. E ci manca solo di finire in carcere per traffico di droga per uno smile di troppo.

Moltissimi, ha raccontato sempre Goldman, sono i casi in cui messaggi con emoji sono stati interpretati come vere e proprie minacce. Prove che avrebbero permesso di dare l’aggravante della premeditazione ad alcuni condannati per omicidio. Il problema non colpisce solo il settore penale, anche nelle cause civili le carte processuali sono state invase da smile e faccine varie. Tutto aggravato dal fatto che non esiste nemmeno una figura professionale che si occupi della corretta interpretazione delle emoji, e ai giudici tocca arrangiarsi caso per caso. Con il rischio di essere affrettati, approssimativi e commettere, quindi, errori madornali.



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