Crisi governo, cosa succede dopo dimissioni di Conte e consultazioni


Tempi rapidi per le consultazioni. È questa l’unica certezza del Quirinale dopo il discorso del premier Giuseppe Conte in Senato e le successive dimissioni presentate al Colle in serata (LE DIMISSIONI SUI SITI INTERNAZIONALIIL RACCONTO DELLA GIORNATALE FOTO) . Un atto formale che ha aperto ufficialmente la crisi di governo innescata l’8 agosto dal vicepremier Salvini.  Cosa succede ora? Quali sono le tempistiche e gli scenari?

Le consultazioni

Dopo le dimissioni del presidente del Consiglio oggi alle 16 partono le prime consultazioni. Si svolgeranno in due giorni (IL CALENDARIO) con i big delle forze politiche chiamati a salire al Colle nella giornata di giovedì 22. Nell’assoluto riserbo del Quirinale di queste ore ci sono poche certezze: Sergio Mattarella ha accettato le dimissioni di Conte pregandolo di rimanere per gli affari correnti. Quindi formalmente il governo resta in carica per gli affari correnti e, per esempio, Salvini rimane ministro dell’Interno a meno di improbabili e già smentite dimissioni personali. Il presidente della Repubblica verificherà in fretta se tra le forze parlamentari è predominante la voglia di tornare alle urne o no. Il capo dello Stato chiederà alle principali forze politiche se sono disponibili (portando nero su bianco una maggioranza parlamentare) a tentare un nuovo governo. Difficile invece che questa volta il presidente possa concedere la carta degli incarichi esplorativi (L’IRONIA SUI SOCIAL SULLA CRISI DI GOVERNO – I SIT IN DAVANTI A PALAZZO MADAMA).

Lo scenario di un accordo Pd-M5s e il governo “istituzionale”

Mattarella da sempre ha fatto sapere che il presidente della Repubblica non costruisce maggioranze. Sarà quindi essenziale che i partiti che potrebbero creare un’eventuale nuova maggioranza parlamentare (si parla del Pd e del M5s) esprimano il nome di un premier da incaricare per dare corpo all’accordo. Il timing è serrato: Mattarella non concederà tempi dilatati per trovare un’intesa. C’è una legge di Bilancio da presentare. In caso di accordo positivo nascerebbe un governo “istituzionale” (o di legislatura), quindi con scadenza naturale di fine legislatura e non a tempo.

Il governo di scopo

Un’altra soluzione potrebbe essere un “governo di scopo”, un esecutivo di breve durata che nasca con l’obiettivo di portare a termine pochi e precisi compiti: fare la legge di bilancio, impedire l’aumento dell’IVA, magari una nuova legge elettorale. Questo governo con mandato limitato terminerebbe la sua vita politica in pochi mesi e porterebbe l’Italia alle urne entro l’estate 2020.

Lo scenario elezioni

Se non si trovasse alcun accordo, sullo sfondo restano le elezioni quasi immediate, già a novembre o a inizio 2020. Le chiedono Lega e Fratelli d’Italia, per il momento con il sostegno anche di Forza Italia. Anche alcuni esponenti del Pd spingono per questa strada. Naturalmente se dalle consultazioni uscisse il nome di un candidato premier che poi fallisse l’operazione di un governo giallo-rosso, il presidente Mattarella formerebbe un governo di garanzia per guidare il Paese al voto. Non sarà il governo giallo-verde a gestire la delicatissima fase elettorale (IL DISCORSO DI SALVINI).






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