Crisi governo, colle al bivio: incarico a nuovo premier entro giovedì


Arriverà entro giovedì, più difficilemte mercoledì sera, la decisione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla via da imboccare per uscire dalla crisi di governo. Due le opzioni possibili: un incarico pieno o un incarico per un governo di garanzia che porti l’Italia a nuove elezioni. Da una parte un premier politico – unico nome sul piatto quello di Giuseppe Conte – per guidare il governo giallo-rosso, dall’altra un premier di garanzia, il cui nome è ancora riservato, per traghettare il Paese alle urne. Nessuno spazio quindi per nuove possibilità o successivi incarichi esplorativi. Ago della bilancia è la trattativa in corso tra il Pd e il M5s, che ha rischiato di deflagrare tra veti, contro-veti, dubbi dei leader e divisioni interne, ma che poi è ufficialmente ripartita. (IL RACCONTO DELLA GIORNATA).

Incarico pieno

L’intesa tra Pd e M5s non potrà che essere siglata solo dopo la salita al Quirinale per le consultazioni di giovedì 8Pd alle 16, M5S alle 19). Se dovesse emergere un accordo giallo-rosso con un perimetro politico preciso, l’intesa su un nome e una cornice programmatica condivisa e chiara, Mattarella incaricherà Conte, a cui verranno dati alcuni giorni – forse una settimana – per fare le sue consultazioni, stilare la lista dei ministri e definire un programma. Dopodiché il premier tornerà al Colle, scioglierà la riserva e consegnerà le sue proposte di ministri al capo dello Stato. A quel punto, presidente e premier dovranno avere un confronto sulla lista, visto che la Costituzione prevede che i ministri siano proposti dal premier e nominati dal presidente della Repubblica. Una volta nominati i ministri, si andrà al giuramento e subito dopo alla fiducia delle Camere.

Governo elettorale

Se invece l’ipotesi di un incarico pieno non dovesse realizzarsi, Mattarella incaricherà una personalità di garanzia per guidare un governo che non otterrà la fiducia e porterà il Paese alle urne in tempi rapidi (prima data utile il 10 novembre) senza fare alcun provvedimento pesante come potrebbe essere la manovra 2020.

Trattativa Pd-M5s: dopo le tensioni si riparte

La giornata politica, dal punto di vista della trattativa Pd-M5s, è stata intensa. Secondo fonti, la quadra potrebbe essere vicina: il Pd avrebbe aperto all’ipotesi di Conte premier, ma continua a dire no a Di Maio come vice. I Dem puntano infatti a una vicepresidenza unica che sostengono tocchi a loro: il presidente del Consiglio ancora in carica, sostenfgono, è da ascriversi al Movimento. 






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