Crisi governo, bocciata la proposta Lega: Conte in Senato il 20 agosto


Nessun voto immediato sulla mozione di sfiducia al premier: il Senato, riunito nel pomeriggio del 13 agosto, ha dato il via libera alla calendarizzazione delle comunicazioni di Giuseppe Conte, che sarà a Palazzo Madama il 20 agosto (IL RACCONTO DELLA GIORNATA). Bocciata di fatto la proposta leghista di anticipare sfiducia, grazie al voto compatto di M5s, Pd, LeU e Autonomie. Nel suo intervento al Senato, il leader leghista Matteo Salvini ha lanciato frecciatine nei confronti del senatore Pd Matteo Renzi – che in una conferenza stampa poco prima aveva assicurato: “Abbiamo i numeri” (VIDEO) – e aprendo a sorpresa alla proposta dei Cinque Stelle di anticipare il taglio dei parlamentari ha chiesto però di andare al voto subito dopo. Il M5s, per bocca del capogruppo Patuanelli, ha risposto: “Prima la Lega ritiri la sfiducia a Conte”. La replica del leader del Carroccio: “Non siamo al mercato”. La riforma costituzionale arriverà in Aula alla Camera il 22 agosto. Intanto Renzi rilancia l’idea di un governo istituzionale, mentre Fi dice no all’ipotesi di lista unica con la Lega (I NUMERI IN PARLAMENTO E LE POSSIBILI ALLEANZE).

Scontro a distanza Salvini-Di Maio

In Senato si è dunque materializzato il primo asse, anche se su un voto legato al calendario, fra i 5S e il Pd, sostenuti da LeU e dalle Autonomie e che ha messo in minoranza il centrodestra. Salvini, consapevole di andare incontro ad una prima sconfitta, ha apertamente lanciato la sfida ai pentastellati: il taglio dei parlamentari si può votare subito, poi tutti al voto, dice il vicepremier. La sfida viene raccolta da Luigi Di Maio: bene procedere con la riforma che riduce di 345 gli eletti ma – rilancia – ora si possono sforbiciare anche “gli stipendi”. Il capogruppo dei 5S Stefano Patuanelli chiede che venga ritirata la mozione di sfiducia. E a Salvini che chiede lealtà, Di Maio replica: “I veri amici sono sempre leali…”.

I dubbi sul calendario

Resta in sospeso la fattibilità di procedere con una votazione su una riforma costituzionale (oggetto della riunione dei capigruppo alla Camera) nel corso di una crisi di governo e con le urne alle porte. Problema che per Salvini non sussiste: “L’articolo 4 della legge costituzionale” per il taglio dei parlamentari “dice che se nel frattempo vengono sciolte le Camere” quella legge “entra in vigore nella legislatura successiva”. Ma l’interpretazione del punto non è univoca e molti, da Graziano Delrio a Luigi Di Maio, ritengono che sia “teoria”. Di Maio in serata è intervenuto ancora su Facebook sostenendo che “Salvini si è infilato in un vicolo cieco” perché “quando sfiduci un governo la sua attività si paralizza”. Il leader della Lega ha fatto anche un altro passo annunciando che non ritirerà la delegazione al governo.

Cosa fanno il Pd e FI

L’altro Matteo, Renzi, prima del voto al Senato ha convocato una conferenza stampa in cui ha ribadito la convinzione che sia necessario “mettere in salvo” i conti. La proposta di un governo di “legislatura e politico” avanzata da Goffredo Bettini e che trova la sponda di Dario Franceschini sarà comunque oggetto della direzione del 21 convocata dal presidente Paolo Gentiloni. Lì, i Democratici si conteranno e dovranno stabilire una linea da tenere anche quando ci saranno le consultazioni al Colle, che al momento, rimangono lo scenario più probabile. Se il centrosinistra fatica a trovare una sintesi, sono ore frenetiche anche nel centrodestra: Forza Italia, che teme di essere fagocitata dalla Lega, dice no al listone unico in caso di elezioni anticipate. E ieri è saltato l’atteso incontro tra Salvini e Berlusconi.

Cosa succede ora

Sulle comunicazioni del premier Conte al Senato, previste per il 20 alle 15, possono essere presentate e votate delle risoluzioni. Il giorno dopo, mercoledì 21 alle 11.30, l’appuntamento del presidente del Consiglio è alla Camera. L’Aula di Montecitorio dovrebbe poi votare, il 22 agosto, la riforma costituzionale che taglia il numero dei parlamentari. 






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