Confronto primarie PD: i candidati abolirebbero il reddito di cittadinanza?



Il reddito di cittadinanza? Meglio il Rei, ovvero il reddito di inclusione, voluto dai governi Renzi e Gentiloni e avviato il primo gennaio 2018. La pensano allo stesso modo Nicola Zingaretti, Roberto Giachetti e Maurizio Martina, candidati alla segreteria del Pd. In vista delle primarie del 3 marzo (COME VOTARE), i tre in corsa per la guida dei Dem hanno dato vita all’unico confronto prima della consultazione su Sky tg24. Alla domanda “abolirebbe il reddito di cittadinanza?”, posta da Fabio Vitale, che ha moderato il dibattito, Zingaretti, Giachetti e Martina hanno risposto allo stesso modo: “No, ma lo cambierei”. (GLI APPELLI DI GIACHETTI – MARTINA – ZINGARETTI)

Zingaretti: “Senza lavoro diventa reddito di sudditanza”

Per Zingaretti bisogna “investire per creare lavoro vero altrimenti il reddito di cittadinanza diventa reddito di sudditanza. Bisogna investire – aggiunge Zingaretti – per evitare quello che in Italia sta accadendo in questo momento: con questo governo è crollata la produzione industriale. Fare il reddito di cittadinanza senza investire sul lavoro è una vergogna che pagheremo tutti”.

Giachetti: “Con nostra riforma creati 1,2 milioni di posti di lavoro”

Secondo Giachetti “il reddito di cittadinanza è una polpetta avvelenata”. Giachetti utilizzerebbe diversamente le risorse: “Degli 8 miliardi (destinati alla misura), ne metterei 3 per finanziare il Rei che stava funzionando e il resto per abbassare le tasse sul lavoro come fatto da noi con i governi Renzi e Gentiloni. La nostra politica ha consentito, con la riforma, di creare 1,2 milioni di posti di lavoro”.

Martina: “Si pensi al salario minimo legale”

Simile la ricetta di Martina: “Si possono mettere 3 miliardi sul reddito di inclusione per completare l’operazione di contrasto alla povertà e usare le altre risorse per abbattere il cuneo fiscale. Bisogna fare il salario minimo legale in questo Paese per chi non è coperto da contratto nazionale. I salari in questo Paese sono cresciuti troppo poco rispetto alla media europea. Abbiamo dei lavoratori poveri che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese”





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