Conflitto d’interessi, M5s presenta la norma “anti-tycoon”


Divieto di incarichi nel governo statale o locale e nelle Authority per i soggetti titolari, anche per interposta persona, di patrimoni immobiliari o mobiliari oltre i 10 milioni di euro, fatta eccezione per i titoli di Stato. È quanto prevede, secondo l’Ansa, una bozza della proposta del M5S sul conflitto di interessi. La bozza fa anche riferimento alle partecipazioni superiori al 2% in imprese titolari di diritti esclusivi, monopoli, radio-tv, editoria, internet o imprese di interesse nazionale. La norma – che regola le incompatibilità derivanti dalle attività patrimoniali – dovrebbe essere inserita nella proposta del M5s sul conflitto di interesse. La vera emergenza “è la corruzione e per contrastarla serve una legge sul conflitto di interesse: da lunedì la calendarizzeremo in Commissione alla Camera”, ha detto il vicepremier Luigi Di Maio. E lo stesso Di Maio ha avvertito l’alleato di governo: se non la vota la Lega, lo chiederà al Pd. Il tutto mentre la tensione tra i due partiti è altissima anche a causa del dl sicurezza bis e del caso Siri.

Nel mirino i “tycoon” di Italia e le Authority

Nel mirino ci sono tutti i “tycoon” di Italia a cui venisse in mente di buttarsi in politica, ma anche le cosiddette Authority, come quella sulla Privacy (diretta dal dem Antonello Soro con cui il M5s si è di recente scontrato per i rilievi su Rousseau) o come Bankitalia o Consob. Giuseppe Brescia, presidente della commissione competente sulla proposta annunciata dai pentastellati, ha incontrato i componenti di Trasparency ed è in contatto con il guardasigilli Alfonso Bonafede. “Serve l’impegno di tutti, il Parlamento ha già troppi fallimenti alle spalle su questo tema”, ha sottolineato. I testo di iniziativa parlamentare è a prima firma della deputata Anna Macina.

Cosa prevede la norma

Nell’articolo si prevede che le autorità di governo – statali, regionali e locali – e le autorità di garanzia, vigilanza e regolazione siano incompatibili con “la proprietà, il possesso o la disponibilità, anche all’estero” da parte di soggetti, anche coniuge o parenti di secondo grado o “persone stabilmente conviventi, salvo a scopo di lavoro domestico” o attraverso fiduciarie, “di un patrimonio mobiliare o immobiliare di valore superiore ai 10 milioni di euro” ad eccezione dei contratti relativi a titoli di Stato. La norma sull’incompatibilità include anche “la proprietà, il possesso o la disponibilità” di partecipazioni “superiori al 2%” in un’impresa che svolga la propria attività “in regime di autorizzazione o concessione rilasciata dallo Stato, dalle Regioni o dagli enti locali” o di imprese titolari di “diritti esclusivi” o “in regime di monopolio” o di aziende che operino nei settori “della radiotelevisione e dell’editoria” o della “diffusione tramite internet” nonché di altre imprese di “interesse nazionale”.

Testi da accordare

Questo, comunque, dovrebbe essere solo uno dei testi ancora da esaminare e probabilmente accordare con altri, come già era stato nella scorsa legislatura (quando però l’iter della proposta di legge in materia si fermò, dopo l’ok della Camera, in Senato). Sul tema il M5s ha pronto anche un testo che la deputata Fabiana Dadone aveva presentato la scorsa legislatura e che ha ripresentato lo scorso luglio. La proposta, però, si limita solo a riformare il procedimento di verifica dei titoli di ammissione all’ufficio di parlamentare e le eventuali cause di ineleggibilità o incompatibilità demandando il giudizio su un eventuale ricorso, da parte di chiunque, alla Corte Costituzionale. La proposta sul conflitto potrebbe essere inoltre collegata alla regolamentazione dell’attività di lobbing, non solo verso i parlamentari e i membri del governo, ma verso tutti i “decisori pubblici”.

“Porte girevoli” e “periodo di attesa”

Nel capitolo riguardante più strettamente il conflitto di interessi, un articolo dovrebbe riguardare il fenomeno delle cosiddette “porte girevoli” (revolving doors). Dovrebbe inoltre essere introdotto per i parlamentari, i membri del governo, i consiglieri regionali, “un periodo di attesa” dopo la cessazione del mandato prima che possano svolgere attività di rappresentanza di interessi. In questo, la proposta ricalca gli obiettivi stabiliti dagli alleati gialloverdi già nel contratto di governo dove, oltre ad allargare l’ambito di applicazione “oltre il mero interesse economico”, si punta ad estendere l’applicazione della disciplina a incarichi non governativi, ossia “a tutti quei soggetti che, pur non ricoprendo ruoli governativi, hanno potere e capacità di influenzare decisioni politiche o che riguardano la gestione della cosa pubblica, come ad esempio i sindaci delle grandi città o i dirigenti delle società partecipate dallo Stato”.






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