Comunicare meglio dei populisti

In vari paesi occidentali trovano largo seguito movimenti politici e leader che offrono idee e programmi sorprendentemente irragionevoli. Sembrerebbe sensato contrastarli semplicemente spiegando ai cittadini quali siano i problemi reali e proponendo soluzioni non illusorie. Peccato che non funzioni: troppi elettori storcono il naso e girano la testa dall’altra parte. Le soluzioni semplici dei populisti sono più attraenti di argomenti basati sulla ragione, e dicono quello che molti vogliono sentirsi dire. C’è un’alternativa alla pedagogia delle dure verità e delle amare medicine? Qui suggerisco di sì, con la precisazione che questo è solo un esercizio con qualche esempio per avviare una discussione più estesa, di cui c’è estremo bisogno.

Conviene partire da un raffronto sintetico fra idee populiste e idee più sensate, come in questo schema(un tentativo senza pretese, sostituibile con qualcosa di meglio). Ne riproduco, per brevità, solo la parte da cui trarrò un paio di esempi illustrativi su come comunicare le idee sensate.

IDEE SENSATE IDEE POPULISTE
TESI PROPOSTE TESI PROPOSTE
Euro e mercato globale fanno crescere l’occupazione, nonostante i problemi delle imprese che chiudono o delocalizzano. Flexsecurity: sussidi di disoccupazione condizionati da riqualificazione e  ricerca assistita di lavoro. L’euro frena la crescita economica dell’Italia. La concorrenzsa dei paesi emergenti (Cina, e altri) riduce i posti di lavoro. Uscita dall’euro.

Protezione dalla concorrenza straniera. Reddito di cittadinanza.

Schemi di questo genere semplificano molto la realtà, ma gran parte della popolazione percepisce la realtà in modo ancora più semplice. Per comunicare efficacemente una proposta politica, il livello giusto è spesso questo. Inoltre, per essere efficaci, non basta interpretare gli interessi di coloro cui ci si rivolge. Bisogna entrare in sintonia coi loro valori e desideri – questi ultimi condizionati da cultura di massa e propaganda politica. Chiarisco.

  •  InteressiAlcuni provvedimenti (bonus 80 euro, abolizione IMU e TASI) hanno effetti graditi, immediati ed evidenti. Gli stessi provvedimenti hanno tuttavia, a medio e lungo termine, effetti negativi anche per chi è stato avvantaggiato a breve; però questi effetti meno immediati sono poco prevedibili e percepibili dai più, privi di una cultura scientifica in ambito socio-economico. Gli interessi non sono dunque evidenti, vi è un largo margine di interpretazione e manipolazione.
  • Valori. Tutti si orientano sulla base non solo dei propri interessi, ma anche dei valori in cui si identificano, e le due cose non sempre coincidono. Ad esempio, chi è sensibile a valori di solidarietà umana tenderà a essere favorevole all’immigrazione, anche quando non gli sembri essere nel suo interesse. Percepirà di più gli effetti positivi e meno i negativi, al contrario di chi sia più orientato a valori individualistici o familisti o localisti/nazionalisti. In Italia i valori di solidarietà collettiva sono forti e diffusi, anche grazie alla cultura cattolica e di sinistra; per realizzare le profonde riforme ora necessarie, bisogna fare appello a questi valori.
  • Desideri. Ciò che uno vuole dipende da come combina i suoi valori con la percezione dei suoi interessi.  Su questo siamo tutti molto influenzati dalla cultura in cui siamo cresciuti, dai mass media, dalla propaganda, dalla capacità di comunicazione e dalla personalità dei leader politici.
  • Paure. Le tesi dei populisti fanno spesso leva su idee primitive ed emotivamente potenti, quelle che imputano i fatti nocivi a nemici esterni (le banche, l’Europa e l’euro, i cinesi, gli immigrati). Una strategia comunicativa che identifichi un nemico può essere efficace, ed è tutt’ora molto usata. Ma l’alternativa “positiva” può essere pure efficace, e ha pur essa esempi storici a suo sostegno. Fallimentare è invece una strategia comunicativa che lasci intendere la sussistenza di una elite con le idee giuste, contrapposta ad una moltitudine di ignoranti o disonesti.

Allora, come comunicare idee più sensate, ma anche meno semplici e meno attraenti, ai molti che stentano a cogliere la differenza? Certo, a lungo termine il rimedio decisivo è diffondere la cultura scientifica, specialmente in ambito socio-economico. Ma nel frattempo bisogna imparare a utilizzare strategie di comunicazione che consentano di orchestrare le proprie posizioni in modo più attraente, senza mentire o ingannare.

Propongo tre criteri: trovare e atteners a una idea-chiave (un frame, un leitmotiv); dare per scontato ciò che è vero, ma viene negato dai populisti; mettere in primo piano i lati positivi di tesi e proposte. A sostegno (indiretto) di questi criteri vi è un’amplissima letteratura cognitiva e sociologica sui frame. Mi limito a indicare alcuni classici: BatesonGoffmanFillmoreKahnemanQui una buona introduzione.


IDEA-CHIAVE

Dev’essere un’idea semplice, che evochi uno (o alcuni) di quegli schemi archetipici, emotivamente carichi, che possono mobilitare gruppi e masse sociali. In altri termini, una narrazione che catturi la mente di molti. E’ quello che sanno fare bene i populisti. Farlo senza raccontare favole e proporre magie, è più difficile, ma è necessario e possibile. L’idea-chiave deve anche sposarsi coi valori della gente cui ci si rivolge, oltre che interpretare ragionevolmente i loro interessi.

Suggerisco, a titolo di prova, una possibile idea-chiave, consonante con le “idee sensate” dello schema e coi valori di solidarietà collettiva, senza nulla di antitetico a valori di libertà individuale:

Un’Italia che funziona.

Per tutti.

Lo slogan può evocare lo schema archetipico “tenere in ordine la casa”, da valorizzare con apposite tecniche. Evoca anche schemi di efficacia, efficienza e pragmatismo, meno emotivi, ma forse abbastanza potenti per gruppi sociali importanti. C’è un richiamo a valori solidali (“Per tutti”). L’idea-chiave (questa o un’altra migliore), variamente declinata, dovrebbe informare tutta una campagna di comunicazione, sfruttando la forza retorica della ripetizione.

 

DARE PER SCONTATE LE VERITA’ CHE I POPULISTI NEGANO

Se si nega esplicitamente ciò che i populisti affermano, dando così risalto alle loro tesi, si entra nel loro frame e lo si rafforza. I costi della globalizzazione, ad esempio, non vanno neanche menzionati, secondo il principio proposto da George Lakoff in Don’t think of an elephant, 2004, e in The political mind, 2008 (Lakoff è un liberal fazioso, ma alcune sue idee sul framing politico sono utili). Vedi anche Matt Bay, 2005, The Framing Wars, NYT, 17 luglio 2005. Dialogare adottando il punto di vista dell’altro è giusto in molti ambiti, lo è di meno nella comunicazione politica.

Per esempio, se si insiste a negare che la concorrenza commerciale e industriale della Cina tolga lavoro a imprese e lavoratori italiani (più di quanto ne dia l’apertura del mercato cinese), il messaggio che comunque passa è quello di un legame fra globalizzazione e disoccupazione. Conviene invece mettere in primo piano l’idea dell’immenso mercato cinese che le imprese italiane possono conquistare dando così lavoro a molti italiani, attenendosi sempre al frame “Un’Italia che funziona”. Sottolineando, ad esempio, che per conquistare il mercato cinese le imprese italiane hanno bisogno di avere alle spalle un paese che funzioni bene, quanto e più dei paesi nostri concorrenti (Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Stati Uniti, Giappone). Si dà, in questo modo, per implicita la bontà della globalizzazione, senza subire l’agenda di chi vorrebbe invece metterla in questione. Dare tacitamente per scontato qualcosa che l’altro vorrebbe discutere, è il modo più efficace di trasmettere il messaggio che quella cosa è così ovvia da non meritare di essere esplicitata. Così fa anche un genitore saggio con un bambino capriccioso. In un certo senso è solo una questione di accenti e toni, ma accenti e toni nella comunicazione politica sono decisivi.

E’ normale mettere in evidenza solo ciò che è rilevante e ignorare miriadi di elementi che appaiono irrilevanti. Che cosa sia rilevante o irrilevante dipende dal punto di vista e determina la rappresentazione della realtà (Sperber e Wilson, Theory of Relevance, 1986/1995). In politica la capacità di far valere che cosa sia o non sia rilevante, cioè definire l’agenda, è cruciale.

 

EVIDENZIARE SOLO I LATI POSITIVI

Per esempio, fra le idee sensate sull’occupazione, l’istituzione di sussidi di disoccupazione tramite agenzie per la riqualificazione e il reimpiego, sono il lato positivo. L’abolizione, anche graduale, della cassa integrazione è il lato negativo – negativo per i molti che potrebbero giustamente temere di restare senza lavoro, senza reddito e senza opportunità di reimpiego. Insistere sul lato positivo non è ingannevole, se tacitamente implica il lato negativo: come, ad esempio, “nessuna protezione verrà tolta, neanche la cassa integrazione, finché non ci sia una protezione migliore”.

Rappresentare in modo concreto e vivido ciò che si propone di positivo. Ad esempio, “Il giorno stesso che perdi il lavoro, l’agenzia che hai scelto ti chiama, decide con te un corso di formazione e ti paga fino a che non trovi un altro lavoro.” E ripetere sempre il mantra “Un’Italia che funziona. Per tutti.”

Aggiunta importante: diamo per scontato che tutti vogliono ciò che è giusto. Vediamo ovunque amici onesti e intelligenti, non nemici disonesti e ignoranti. Non è buonismo, è arte della persuasione.

In che senso, dunque, “Comunicare meglio dei populisti”? Risposta: i populisti sono abili comunicatori, si attengono a quei tre criteri, e dicono cose facili e attraenti. Però che i loro discorsi non siano tanto affidabili lo intuiscono molti, anche fra quelli che ne sono attratti. Se si dicono cose più sensate delle loro con la stessa loro abilità, si può venire creduti più di loro.

Ma a chi serve questa discussione? Certamente a una forza politica seria, o anche a un movimento politico-culturale, che voglia competere coi populisti per proporre e fare cose sensate. Ma anche a una pubblica opinione che voglia valutare la serietà di quella forza politica. Valutarla non solo per ciò che essa propone, ma anche per come lo propone, per la sua efficacia persuasiva. Le cause perse, per quanto idealmente giuste, sono cause sbagliate, fino a che non diventino cause vinte.

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