Brexit, May chiede tempo al parlamento. Corbyn: “È un ricatto”


Il primo ministro britannico, Theresa May, ha chiesto alla Camera dei Comuni più tempo per arrivare a un nuovo accordo con la Ue sulla Brexit (LE TAPPE), ma ha promesso che se l’intesa non sarà raggiunta entro il 26 febbraio, quel giorno il governo farà una dichiarazione ai parlamentari che verrà dibattuta il 27. Pronta è arrivata la replica del leader laburista Jeremy Corbyn che ha accusato la premier di “far passare il tempo” per arrivare ad un punto in cui i parlamentari saranno “ricattati” e costretti a votare l’accordo voluto dall’esecutivo (BREXIT LE PAROLE CHIAVE).

May: “Negoziati in una fase cruciale”

Theresa May ha motivato la richiesta spiegando che i negoziati sono in una fase “cruciale” e che il suo governo non intende lasciare l’Unione senza un accordo. La premier britannica, riferendo dei nuovi colloqui avuti la settimana scorsa a Bruxelles, ha sottolineato di aver chiesto tra l’altro garanzie sui possibili meccanismi per allontanare la prospettiva di un’attivazione del cosiddetto backstop sulla questione irlandese. 

Corbyn: “Grave crisi”

Per Jeremy Corbyn, invece, la Gran Bretagna “sta attraversando la più grave crisi di questa generazione”. Secondo il leader laburista il governo continuerebbe a guadagnare tempo e rinviare il voto sull’accordo per fare in modo che i parlamentari si trovino in una situazione in cui non potranno più esprimersi negativamente sull’intesa.

L’accordo bocciato dal parlamento

Il 15 gennaio 2019 il Parlamento inglese ha bocciato la ratifica dell’accordo sulla Brexit che era stato raggiunto dalla premier britannica Theresa May e dal capo negoziatore Ue Michel Barnier. La bocciatura ha aperto vari scenari che vanno dal “No deal” a una nuova intesa, anche se l’Ue ha detto che l’accordo non è rinegoziabile. La premier britannica sta cercando di formulare un nuovo piano da sottoporre nuovamente al parlamento e dovrebbe farlo prima del 29 marzo, data in cui scatterebbe la Brexit.






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