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L’ultima volta che abbiamo provato PC Building Simulator, l’anno scorso, non si discostava molto dal canone dei Job Simulator, le cui meccaniche vertono attorno alla rappresentazione in chiave semplificata dei lavori o delle situazioni più disparate. Per questo motivo siamo rimasti sorpresi dai cambiamenti proposti nella versione finale del gioco, che vanta una nuova modalità Carriera caratterizzata da un livello di difficoltà – non impostabile – decisamente arduo, che porta l’esperienza di gioco a trascendere quasi i limiti della simulazione classica, sfociando nel campo degli strategici con elementi di time management e gestionali.
Al di là della Carriera, il gioco mantiene intatta la feature che ne determina il titolo, ovvero la possibilità di assemblare un PC attraverso un editor approfondito e completo dei migliori marchi esistenti sul mercato, eseguendo “fisicamente“, laddove non si utilizzino i potenziamenti appositi, manovre come serrare le viti o collegamento cavi essenziali al funzionamento dell’hardware. La presenza di un buon numero di opzioni di personalizzazione estetica, che vanno dalle semplici barre led alle ventole colorate, garantisce infine il necessario appagamento agli appassionati di modding.

Le conseguenze di essere “quello che s’intende di computer”

Come già accennato, la Carriera di PC Building Simulator vede il nostro avatar imbarcarsi nella gestione di un centro di assistenza e riparazione di computer lasciatoci da uno zio che, secondo le mail inviperite dei clienti presi in gestione, non era granché capace nel suo lavoro.

I primi compiti che ci verranno assegnati consisteranno, solitamente, nel porre rimedio agli errori dello zio, il più grave dei quali è rappresentato dalla mancata applicazione della pasta termica fra processore e dissipatore, un dettaglio tanto insignificante quanto fondamentale per assicurare il corretto funzionamento della cpu. Questi incarichi non solo servono per impratichirsi con il sistema di assemblaggio dei computer, ovvero con i controlli che regolano l’angolazione del case esaminato, la posizione e lo zoom dell’inquadratura, ma anche per accumulare l’esperienza necessaria a salire di livello e, di conseguenza, sbloccare nuovi pezzi nel negozio e nel mercatino dell’usato.
Nella vecchia Carriera il livello dell’account era l’unico mezzo per percepire la progressione nel gioco, mentre adesso troviamo anche una nuova serie di statistiche che misurano la nostra bravura, come quelle offerte dal sito Bongle, che funziona da aggregatore delle recensioni lasciate dai clienti alla consegna dei lavori.
In sede di anteprima avevamo accennato come, al di là delle missioni legate a determinati clienti che fungevano da mini archi narrativi, gli altri incarichi generati casualmente dal gioco diventavano ben presto monotoni al punto da rendere futile persino leggere il contenuto delle mail d’accompagnamento. Lo sviluppatore, evidentemente a conoscenza di questo problema, ha dunque ben pensato di rielaborare questo aspetto del gioco, introducendo degli obiettivi segreti nascosti fra le righe dei testi, il cui completamento conferisce un bonus alla valutazione finale su Bongle.

Un’altra criticità legata all’aspetto gestionale, ovvero la difficoltà nel comprendere i costi dei lavori eseguiti (nello specifico dei pezzi impiegati), è stata similmente affrontata dallo sviluppatore, che adesso propone una voce “budget” nelle mail di accompagnamento e una finestra di resoconto finale simile a una fattura, che elenca i costi dei componenti e indica se si è rispettato o meno il budget prefissato. Siamo ancora lontani da un libro mastro vero e proprio, su cui annotare gli introiti e le spese giornaliere e mensili, ma questo è già un passo avanti rispetto al senso di smarrimento che avevamo provato durante l’anteprima

L’aggiunta di questi nuovi parametri ha effettivamente trasformato il ritmo di gioco della Carriera di PC Building Simulator, rendendolo un titolo che richiede una maggiore dose di attenzione per essere affrontato, oltre che discrete capacità di organizzazione e pianificazione del lavoro. Nel nostro caso, per darvi un’idea, ci siamo trovati presto a dover annotare su un blocco note i componenti da comprare in base ai budget forniti che, generalmente, lasciano intuire i pezzi necessari per soddisfare in pieno le richieste di un progetto.

Trovare sempre la giusta configurazione non è affatto un compito facile, soprattutto considerando il numero crescente di diverse configurazioni per oggetti come le schede video, che affollano il negozio online già dai primi livelli; per questo le richieste di raggiungimento di determinati punteggi 3D Mark, uno dei tanti software di supporto installabili per aiutarci nell’opera di assemblaggio, rappresentano il compito più gravoso da affrontare.

L’ultima feature degna di nota, aggiunta dopo la nostra prima analisi del gioco, riguarda la pratica che ha fatto assumere ai PCisti, negli anni, il soprannome di “smanettoni“. Parliamo, insomma, dell’overclock hardware, la procedura che consiste nel modificare le impostazioni di voltaggio di componenti come processore, memorie e scheda video allo scopo di ottenere prestazioni superiori rispetto a quelle standard. Questa pratica viene simulata ingame nei due modi principali esistenti nel mondo reale, ovvero agendo direttamente sul BIOS del sistema (un firmware integrato nelle schede madri che serve a gestire l’hardware a un livello più diretto) oppure attraverso un altro software di supporto acquistabile nel negozio dopo aver raggiunto il livello appropriato, insieme al programma apposito per eseguire gli stress test. Proprio come nella vita reale, l’overclocking richiede delle condizioni ottimali per avere successo, come un appropriato sistema di raffreddamento del case e dei componenti interessati (adesso il raffreddamento a liquido non ha più una funzione meramente estetica) altrimenti si rischia di rendere instabile il sistema o, peggio, rompere fisicamente i componenti.

Una nuova direzione per il genere simulativo

Dobbiamo essere sinceri: non ci aspettavamo questa deriva “difficile” nella versione finale di PC Building Simulator, che lo distanzia da serie che propongono routine grossomodo facilitate, come Car Mechanic Simulator ed Euro Truck Simulator, e lo avvicinano a prodotti più maturi come Farming Simulator. Sembra quasi che il genere stesso dei Simulatori stia virando verso esperienze più viscerali, con elementi di gameplay che ricreano in modo più preciso sia le mansioni lavorative che l’atmosfera, con tutto ciò che ne concerne.
Rimane da vedere se questa direzione sia quella giusta per attirare un pubblico interessato a sfidarsi in ambienti atipici o se la maggiore complessità rischia, invece, di alienare la già esigua fetta di mercato conquistata dal genere negli anni.

In ogni caso la versione di lancio di PC Building Simulator è un prodotto interessante che va oltre le classiche aspettative di un banale editor per testare possibili configurazioni hardware senza dar fondo alle carte di credito e in più offre una carriera che, seppur edulcorata sul fronte della gestione del software installato nei vari sistemi, riesce a trasmettere in parte le sensazioni e le difficoltà legate a una professione come quella del “tecnico dei computer“. La scalabilità dell’engine utilizzato, infine, è tale da richiedere bassi requisiti hardware, che permettono la fruizione del titolo anche a chi ha assemblato l’ultimo PC all’inizio del decennio e non ha aggiornato alcunché nel frattempo, casualmente una delle categorie di utenti rappresentate bonariamente durante la carriera.



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