Alessandro Di Battista contro le donazioni a Notre Dame: “Per la Libia niente”


“Quanti morti ci sono stati in Libia negli ultimi giorni? Solo fino a ieri sera è stato possibile saperlo. Poi le immagini dell’incendio parigino hanno ‘oscurato’ o, quantomeno, reso estremamente difficile, saperne di più sul sangue versato a Tripoli. Non voglio urtare la sensibilità di nessuno, dico solo che a Parigi, grazie a Dio, non è morto nessuno. Quel tetto e quella guglia verranno ricostruiti. Vedrete, il denaro per farlo non mancherà. Quel denaro che al contrario non arriva mai quando si tratta di altre ricostruzioni o di altre latitudini del pianeta”. Lo scrive, in un post su Facebook, Alessandro Di Battista.

Contro Clinton e Obama

Di Battista ricorda il ruolo degli americani, “su tutti Hillary Clinton”, che hanno avallato l’eliminazione di Gheddafi. Accusa Obama di essere “colpevole di essersi lasciato convincere a bombardare la Libia proprio dalla Clinton”. E cita proprio la Francia: “Poi ci sono i francesi di ieri. Poi c’è Berlusconi. Il fatto che lui non volesse tradire Gheddafi rende il suo ignobile tradimento ancor più grave. C’è poi chi governava con Berlusconi. Una a caso: Giorgia Meloni. Oggi la sentite attaccare i francesi per quei bombardamenti ma secondo voi, nel 2011, la votò o meno la risoluzione che appoggiava l’intervento armato in Libia? Ovviamente sì”.

L’attacco a Macron

Di Battista se la prende anche con “i francesi di oggi, quelli che se ne fregano dei profughi (tanto al limite vanno in Italia) e che, nell’ombra, incitano Haftar a non fermarsi”. Un attacco social, che non risparmia neppure l’incendio della cattedrale parigina: “Macron ha messo su un’espressione contrita e ha detto che Notre Dame verrà ricostruita. Sarà anche vero ma l’unica ricostruzione che davvero gli interessa è quella di una Francia imperialista capace di mettere le mani sui pozzi di petrolio libici. Poi – conclude Di Battista – tra i responsabili ci siamo anche un po’ noi. Perche’ se fossimo capaci di trasformare commozioni passeggere in indignazione perenne, forse, vivremmo in un Paese più giusto”.




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