acrobazie fuori di testa nel nuovo gioco Ubisoft


Le vera magia di Trials, nonché il motivo principale per cui dopo anni e anni di impennate, sgasate ed esplosioni ancora continuiamo ad adorarlo senza stancarci, è quel suo mix tra velocità ed elementi “simil-platform”, tra la follia incontrollata degli scenari che ci circondano e la precisione chirurgica richiesta dal sistema di controllo. Quello messo a punto dai finlandesi di RedLynx è senza dubbio un prodotto divertentissimo, capace di sopravvivere senza batter ciglio al trascorrere del tempo: sebbene la formula di base non sia cambiata di una virgola – o quasi – dalla sua prima apparizione ad oggi, Trials è ancora bello da vedere e spassoso da giocare. A rendere l’esperienza unica e diversa rispetto al passato ci pensano poi valanghe di personalizzazioni, un sistema di leveling con tanto di loot box al seguito, e un comparto multigiocatore ricco e variegato, che non sembra voler lasciare niente al caso.

Trials and error

Il vero cuore della proposta ludica targata Ubisoft Redlynx è, come sempre, rappresentato dalla modalità carriera, adesso ancor più complessa e variegata che mai. Nella prime battute dovremo lanciarci a capofitto all’interno di una serie di tracciati da principianti, salvo poi aumentare gradualmente la complessità fino a raggiungere picchi di difficoltà estremi.

Il livello di sfida resta la stesso – a tratti proibitivo – di sempre. Per i principianti c’è anche una sorta di tutorial, una vera e propria accademia in cui apprendere ogni minimo dettaglio sul mondo di Trials. Se siete fan della serie e conoscete già tutti i trucchetti del mestiere, però, potrete saltarla a piè pari: l’accademia sarà accessibile facilmente dalla mappa di gioco, ma – eccezion fatta per il primo esercizio di presentazione – niente e nessuno vi vieta di ignorarla completamente. Una volta affrontate le gare iniziali ci verrà presentato il nostro primo sponsor, grazie al quale ci ritroveremo a sgomitare a fianco di altri piloti in uno stadio approntato per l’occasione. Il funzionamento di tali gare, disponibili soltanto una volta concluse tutte le prove presenti all’interno della regione di riferimento, ricorda in maniera piuttosto marcata quelle del “supercross” visto all’interno della serie Dirt, con diversi gironi di qualificazione da superare prima di arrivare alla finale.

La particolarità di questa tipologia di competizione, come dicevamo poc’anzi, riguarda soprattutto la sua modalità di svolgimento: non saremo da soli, ma affronteremo in maniera diretta i nostri avversari, i quali gareggeranno al nostro fianco su delle piste identiche alla nostra. Sebbene il funzionamento resto più o meno lo stesso di sempre, in queste circostanze la componente platform, che solitamente domina gli stage, sembra cedere leggermente il passo a quella più “competitiva” nel senso tradizionale del termine. Una volta superata la gara finale avanzeremo alla regione successiva, dove ci aspetteranno sfide sempre più complesse. Andando avanti con le competizioni non basterà semplicemente arrivare al termine del tracciato: i “contratti” con lo sponsor ci imporranno condizioni particolari, come completare il tracciato entro un tempo massimo, oppure con un numero di errori non superiori a un certo limite. Al di là della notevole quantità di contenuti, il vero punto di forza di Trials Rising è rappresentato dalla presenza costante dei “fantasmi” degli altri giocatori.

Un notevole passo avanti rispetto al semplice indicatore presente nei capitoli precedenti, che ci consente di vedere nel dettaglio cosa abbiamo sbagliato e perché i nostri rivali sono stati così tanto più veloci di noi. Come se non bastasse, a invogliare ulteriormente il pilota a rigiocare gli stessi stage più e più volte, ci pensano gli indicatori dei nuovi record: quando qualcuno batte il vostro tempo in una pista, il relativo indicatore sulla mappa presenterà una scritta piuttosto evidente e, almeno per i più competitivi, sicuramente troppo invitante per essere ignorata. Procedendo nell’avventura torneranno a farci visita anche le classiche prove abilità, folli e divertenti come sempre: ci troveremo quindi invischiati in una prova a chi arriva più lontano a suon di rimbalzi sui barili esplosivi, o in gare terribilmente complicate in cui cercare di fare quanta più strada possibile senza mai cadere.

Un platform su due ruote

Trials Rising non fa altro che migliorare ulteriormente una formula già ampiamente collaudata, dando vita a un crossover imperdibile tra racing game e un platform basato sulla fisica. Controllare la moto è come sempre difficilissimo, e richiede una precisione maniacale nel dosare il gas e nel gestire correttamente gli spostamenti di peso.

Dopo quel mezzo passo falso chiamato Blood Dragon, il team ha deciso di tornare sui suoi passi fornendoci un degno erede dell’ottimo Fusion, capitolo uscito sulla corrente generazione di console oltre quattro anni fa. Buona parte degli sforzi effettuati dal team finlandese sembra essere ricaduta sul bilanciamento della difficoltà e sullo sviluppo di un metodo più efficace per far apprendere al giocatore le basi del gioco. Le strade percorribili per rendere il brand più popolare e giocato, in fondo, erano solo due: abbassare la difficoltà, oppure bilanciarla meglio e fare in modo che i giocatori avessero strumenti migliori con i quali superare in maniera (più o meno) agevole lo scoglio di metà gioco, punto critico in cui spesso, in passato, il giocatore iniziava a percepire (e soffrire) un cambio di passo repentino. Per fortuna, in quel di Helsinki hanno scelto la seconda opzione e, per ridurre lo stress legato al livello di difficoltà, Rising cerca di fornire una curva di apprendimento leggermente meno brusca che, affiancata all’ottima “accademia di Trials“, dovrebbe riuscire a mitigare il senso di smarrimento che era solito attanagliare i novizi non appena le cose iniziavano a farsi più complesse. Onestamente non sappiamo se questa soluzione possa essere sufficientemente efficace per i nuovi giocatori, ma quel che è certo è che la serie non aveva mai avuto una curva della difficoltà così ben studiata e un tutorial così corposo ma non invadente.

Dimostrando di conoscere ampiamente il mercato, inoltre, il team di sviluppo ha approntato un sistema di gestione delle personalizzazioni leggermente diverso rispetto al passato. Come fosse un novello Fortnite, anche Trials Rising ha ceduto al fascino delle loot box e del “negozio di skin“, con tanto di microtransazioni. Non fatevi scoraggiare, però, perché si tratta di contenuti secondari e tutt’altro che fondamentali. Ogni singolo elemento del gioco è infatti ottenibile con moneta in-game attraverso una progressione lineare e bilanciata, compresi veicoli aggiuntivi con caratteristiche uniche e particolari.

Squadra che vince non si cambia

Anche le modalità secondarie ci hanno sorpresi per completezza e qualità. A fianco della già discussa modalità per giocatore singolo abbiamo trovato ad attenderci un corposissimo comparto multigiocatore, il quale contempla sia la possibilità di giocare online con piloti sparsi in tutto il mondo che una chiassosa modalità party da giocare in locale.

Il multiplayer globale raggruppa gli utenti in una lobby, e li fa gareggiare all’interno di mini-campionati composti da più tracciati, ciascuno dei quali viene deciso tramite votazione all’interno di un terzetto di piste generato casualmente. Quello in locale consente invece di giocare con altri tre amici, comodamente seduti sul divano. Anziché gestire la cosa con il classico split-screen, Rising propone una soluzione simile a quella utilizzata per le gare negli stadi: l’intera azione di gioco si svolgerà su piste dedicate con quattro corsie parallele. Un altro elemento di contorno degno di nota è rappresentato dalla possibilità di scommettere sul risultato, scegliendo tra una serie di penitenze da infliggere agli sconfitti. Le tipologie di scommesse sono le più disparate: si va dal classico “chi perde offre la pizza” alle ben più temibili “schicchere“. In futuro, dovrebbe inoltre arrivare una modalità intermedia con la quale creare partite private su invito. La trovata più geniale dell’intero pacchetto, però, riguarda indubbiamente l’aggiunta di una moto tandem, grazie alla quale sarà possibile affrontare quasi tutte le piste della modalità single player in una sorta di modalità co-op per due giocatori. Se non siete perfettamente in sintonia con il co-pilota, però, preparatevi a liti furibonde: ognuno dei due giocatori ha comandi indipendenti, e per arrivare al traguardo è necessario che entrambi sappiano gestire a dovere gli spostamenti del pilota, le accelerate e le frenate.

Una bella ventata d’aria fresca, l’unica vera novità in un gioco che, pur rappresentando ancora oggi una grande eccellenza, punta più sull’affinamento di un gameplay già consolidato e pressoché perfetto piuttosto che sull’innovazione. Torna anche l’immancabile editor di circuiti, anch’esso molto simile a quello dei capitoli precedenti. Oltre a tutti gli elementi inediti di questo nuovo capitolo, sarà possibile utilizzare oggetti e rampe di ogni gioco precedente, garantendo una varietà considerevole.

Si tratta, ad oggi, di uno degli editor contenutistici più complessi che si siano mai visti all’interno di un videogioco, con tutti i pregi e le controindicazioni del caso. In questa sezione il discorso fatto poco fa sull’accessibilità sembra infatti venire meno, e in tutta onestà, riuscire a padroneggiare il tool messo a nostra disposizione da RedLynx risulta purtroppo incredibilmente complicato. D’altro canto, però, è proprio grazie alla sua natura complessa e ricca di variabili che gli utenti più navigati e volenterosi, in passato, sono stati in grado di generare grandi capolavori, più che all’altezza rispetto alle piste offerte dal pacchetto base.



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