Abbiamo provato lo smartphone del futuro (che esiste solo sul cloud)


Come spesso accade stavamo discutendo riguardo alle possibili innovazioni in arrivo nel mercato smartphone, quando chi vi scrive ha avuto un’idea: e se in futuro lo smartphone si basasse quasi interamente sul cloud? Può sembrare una follia ma in realtà le grandi società stanno già sviluppando degli algoritmi per ottimizzare questo tipo di flusso dati nel contesto del mercato del cloud gaming.
Perché allora limitarsi al trasmettere uno “streaming interattivo” solamente nel campo dei videogiochi e non estendere questa possibilità all’intera esperienza utente offerta dallo smartphone? Le applicazioni stanno diventando sempre più pesanti e, anche se i dispositivi low cost stanno migliorando, capita spesso di dover cambiare il proprio dispositivo per via della mancanza di aggiornamenti oppure perché fatica a far girare un determinato software.
Se ci pensiamo bene, eseguire l’ultima versione di un emulatore Android su un PC in grado di ottenere prestazioni vicine alla perfezione risolverebbe tutte queste problematiche, magari sfruttando questa tecnologia solamente per applicazioni veramente pesanti. Immaginate la possibilità di comprare uno smartphone da 50/100 euro che però dispone della fluidità di un top di gamma. Sarebbe il sogno di ogni appassionato del settore. Ebbene, abbiamo scoperto che la semisconosciuta azienda REDFINGER sta provando a far diventare realtà proprio questo scenario, pur rivolgendosi attualmente più agli sviluppatori che all’utente medio.
Testato inizialmente con un ristretto numero di aziende, ora il servizio RedFinger Cloud Phone – Android Emulator (per Android, iOS e Windows) è disponibile per tutti e la società dispone già di una tecnologia discretamente funzionante. Ci siamo ovviamente gettati a capofitto per testare il servizio, che consente di essere provato gratuitamente per cinque ore.

Lo smartphone viene virtualizzato da un PC dell’azienda

Come funziona l’idea? Ebbene, come potete leggere anche sul sito ufficiale di REDFINGER, gli smartphone Android (con root e Play Store pre-configurati) non sono altro che delle macchine virtuali (VM) che vengono eseguite su dei microserver. La società ci tiene a precisare che per ora sta eseguendo dei test con processori legati al mondo mobile, ma in futuro potrebbero arrivare novità anche in tal senso.
I dispositivi che l’utente utilizza quindi non esistono fisicamente ma vengono virtualizzati da un PC dell’azienda. Questo comporta un numero molto alto di fattori da tenere in considerazione. Prima di arrivare a un futuro fatto di smartphone in cloud, vanno chiaramente sistemate svariate problematiche. Andiamo dunque a vedere quali sono gli svantaggi di questa tecnologia.

Il primo scoglio da superare è chiaramente la connessione di rete. REDFINGER mette attualmente a disposizione dei server in Taiwan e quindi è stato impossibile per noi testare l’effettiva bontà del servizio, visto che il nostro ping era molto alto ed era presente un input lag consistente. REDFINGER consente ai nuovi utenti di utilizzare uno smartphone random per cinque ore (non di tempo di utilizzo, ma a partire dall’attivazione) e prevede altrimenti il pagamento di un abbonamento mensile di circa 10 dollari o di un abbonamento annuale di circa 80 dollari. Durante la nostra prova, abbiamo potuto testare uno smartphone con Android 6 Marshmallow.
Nonostante il ping elevato, siamo riusciti comunque a controllare da remoto il dispositivo e a navigare online. Lo smartphone viene infatti fornito con accesso a Internet, in modo che l’utente possa configurare il Play Store e installare le applicazioni di cui ha bisogno. La lingua impostata di default è però il cinese. Allo stato attuale, soprattutto per via della distanza dei server, effettuare operazioni che richiedono l’assenza di input lag è pressoché impossibile. Tuttavia, anche all’estero risulta molto difficile, come potete vedere nel video presente qui sopra, in cui uno YouTuber ha sfruttato l’app per giocare a PUBG Mobile sul suo smartphone con 1GB di RAM, che di default non sarebbe stato in grado di far girare il titolo di Tencent Games.
I tre pulsanti classici di Android (Indietro, Home e Multitasking) possono essere utilizzati cliccando sull’icona della connessione presente in alto a sinistra, che indica anche la stabilità dello streaming. Al momento la massima qualità di quest’ultimo è 720p. L’utente deve anche avere sempre a disposizione una connessione e l’elevato consumo di dati mobili non permette attualmente di rendere applicabile questa soluzione.
Oltre a questo, alcune funzionalità dello smartphone sono essenzialmente impossibili da virtualizzare: basti pensare alla fotocamera, alla SIM o ai vari metodi di sblocco. Insomma, REDFINGER e altre aziende hanno in mano una buona tecnologia, che però attualmente si limita a un uso serio solamente da parte degli sviluppatori (che vogliono testare le proprie app su molti dispositivi) e poche altre persone. Il futuro degli smartphone sarà veramente in cloud? Difficile dirlo, questa proposta dalla semisconosciuta azienda è per una soluzione interessante.



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