79 anni fa nasceva la leggenda di Mike Hailwood


Il pilota pi forte di tutti i tempi? Tentare di rispondere a questa domanda probabilmente impossibile, e forse pure sciocco: quando si tenta ingenuamente di eleggere il pi grande di sempre (GOAT, come dicono gli anglosassoni) ci si trova a confrontare epoche differenti, regolamenti radicalmente diversi, motociclette e tracciati troppo dissimili gli uni dagli altri per riuscire a fare un’analisi sensata ed obbiettiva. Al cuor, per, non si comanda, e inevitabilmente ognuno di noi ha il suo Campione preferito, quello che pi degli altri accende i sogni ed i ricordi di appassionato del Motorsport: la risposta, pi che negli Albi d’Oro e nelle statistiche, si trova dentro di noi, in quell’angolo di anima che vibra al suono di uno scarico libero. Provate a fare un sondaggio: c’ chi risponder Rossi, chi suggerir Doohan, chi senza alcun dubbio sceglier il grandissimo Giacomo Agostini. Soprattutto tra coloro che hanno gi i capelli bianchi, per, saranno in molti a parlarvi di Mike Hailwood, con una scintilla che brilla loro negli occhi. Perch? Perch la storia di Mike The Bike, al secolo Stanley Micheal Bailey Hailwood, pi che la biografia di un asso del manubrio sembra ad un romanzo, scritto appositamente per risvegliare le pi intense emozioni che un appassionato di motori possa sperimentare. La storia di Mike, per, non rispetta i tipici clich dell’eroe partito dal basso, e tantomeno quelli del pilota povero ma talentuoso che spesso ricorrono nelle narrazioni quasi fiabesche del Motociclismo dei bei tempi andati: non ci sono mutui per comprarsi la moto, ipoteche sulla casa per correre o furgoni arrugginiti utilizzati come motor home. Hailwood uno ricco, un privilegiato: nasce il 2 aprile 1940 a Great Milton, da una famiglia benestante, proprio mentre l’Inghilterra si appresta sperimentare la terribile esperienza dei bombardamenti della Luftwaffe. Suo padre Stan, che prima di diventare uno dei pi celebri concessionari d’Inghilterra stato anche pilota, lo mette presto in sella: Mike, che per un periodo studia al Pangbourne Nautical College indossando l’uniforme della Royal Navy, corre la sua prima gara nel 1957 a 17 anni – giovanissimo per gli standard dell’epoca – guidando una MV Agusta 125 sul circuito di Oulton Park. Nel frattempo, nonostante la florida attivit di famiglia, viene mandato a fare la gavetta in Triumph.



da giovane a campione adulto
La reputazione da figlio di pap, per, dura da lavare via: inevitabile che la sua agiata posizione sociale finisca per attirare su lui le malelingue e le invidie di chi non pu godere delle sue fortune economiche. Tuttavia, a dispetto di questa reputazione, il ragazzo dell’Oxfordshire il suo valore lo dimostra in pista. A soli tre anni dal suo debutto nel Motomondiale (avvenuto nel 1958) Hailwood conquista il suo primo titolo iridato in sella a moto Honda e FB Mondial, mettendosi in bacheca il trofeo della Classe 250 e diventando il primo britannico a vincere nella quarto di litro dopo Cecil Sandford. Nello stesso anno diventa anche il primo pilota della storia a vincere tre gare in una sola settimana al leggendario Tourist Trophy dell’Isola di Man. A fine stagione arriva la firma con MV Agusta per la 500: la casa di Cascina Costa gli affida il compito di proseguire la lunga striscia di Mondiali avviata nella Top Class da John Surtess e Gary Hocking: l’obbiettivo pienamente centrato, visto che il quadriennio di collaborazione si traduce in un en plein di quattro titoli iridati. Nel 1965, quando Hailwood gi il pilota pi pagato sulla piazza, arriva in MV il promettente Giacomo Agostini, che indurr il britannico ad abbandonare il team italiano per abbracciare nuovamente la partnership con Honda. Con gi cinque titoli in tasca e una lunghissima sfilza di record con impresso il suo nome sopra, Mike torna ad indossare la casacca dell’Ala Dorata per sfidare Ago, che diviene presto uno dei suoi pi acerrimi rivali. Il dominio di Hailwood nella Classe Regina viene interrotto dal dirompente talento bergamasco, ma la parabola di Mike The Bike ben lungi dall’essersi conclusa: tra il 1966 e il 1967 il rampollo di Great Milton mette a segno altri quattro mondiali nelle classi 250 e tremmezzo, consegnando alla leggenda il latrato lacerante delle straordinarie Honda sei cilindri. In sella alla RC181, invece, demolisce il primato del Mountain Course facendo segnare un tempo da 175 km/h di media che rimarr imbattuto per le successive otto edizioni.

la Honda si ritira
Nel 1968 la Honda si ritira temporaneamente dai Gran Premi, ma il talento innato del fuoriclasse d’Oltremanica un tesoro che non pu essere dilapidato. Da Tokyo arriva un’offerta esagerata di 50.000 sterline per tenere Mike in aspettativa, assicurandosi i suoi servigi in attesa di un previsto ritorno alle competizioni. Col senno di poi, non accadr: Hailwood correr qualche gara minore, non valida per il Mondiale GP, ma la sua carriera nel campionato prototipi praticamente conclusa. La prospettiva di un meritatissimo buen retiro, per, non pu entusiasmare Mike The Bike, uno che della velocit e delle scariche di adrenalina ha fatto una ragione di vita. Abbandonate le due ruote, Hailwood decide infatti di passare alle automobili: il nove volte iridato, che ha gi fatto qualche comparsata in Formula 1 con Lotus nei suoi anni da motociclista, si dedica inizialmente alle categorie minori e agli Sport Prototipi, portandosi a casa un podio alla 24 Ore di Le Mans al volante di una Ford GT40 in coppia con David Hobbs. Nel 1972 arriva l’esordio in pianta stabile con le monoposto della massima serie, che lo vedr impegnato per tre stagioni come pilota titolare. N con la scuderia di John Surtees n con la McLaren, tuttavia, riuscir a ripetere l’impresa storica del Baronetto, che nel 1964 era diventato l’unico pilota vittorioso sia nel Motomondiale che in F1, un record che resiste ancora oggi. La parentesi automobilistica di Hailwood si conclude nel 1974 a causa di un grave incidente che lo costringe al ritiro, con un ottavo posto come miglior risultato finale e una seconda posizione al Gran Premio d’Italia a Monza nel 1972, ai comandi di una Surtees TS9A: poca roba se facciamo il paragone con altri assi del volante, ma che basta a qualificare l’inglese come uno dei pi eclettici e versatili piloti che abbiano mai calcato le piste di tutto il Mondo. In compenso, proprio grazie ad un episodio legato alla sua carriera con le ruote scoperte, arriva la Medaglia di Re Giorgio, uno dei pi importanti riconoscimenti concessi ai civili dalla Corona Britannica. Nel corso del Gran Premio del Sudafrica del 1973 Hailwood protagonista di un’incidente che coinvolge anche Clay Regazzoni: le vetture prendono fuoco e Mike, dopo essere uscito dalla sua monoposto, torna nel groviglio di lamiere incendiate per liberare il collega svizzero svenuto in quell’inferno di metallo incandescente. Un atto di coraggio estremo che gli valse non solo la prestigiosa onorificenza reale, ma anche l’eterna gratitudine di Regazzoni e dei tifosi di F1.

Hailwood sorridente dopo una vittoriaHailwood sorridente dopo una vittoria

Hailwood sorridente dopo una vittoria

Hailwood sorridente dopo una vittoria

l’idea di andare in pensione
Il momento di godersi la pensione, a quel punto, sembra arrivato davvero. Per qualche anno Mike The Bike sparisce dai circuiti, ma la vita da ex star in vacanza non fa per lui: la fiamma brucia ancora da qualche parte, in quel corpo martoriato dagli incidenti e non pi baciato dalla forma fisica di un tempo. Cos, nel 1978, a 11 anni dalla sua ultima apparizione ufficiale in sella ad una moto da corsa, Hailwood raccoglie una delle sfide pi romantiche e ardite a cui il Motorsport abbia mai assistito. Non quella di una gara qualsiasi, ma quella della corsa stradale pi pericolosa e affascinante del Mondo: Mike The Bike torner tra i muretti di Bray Hill, tra i prati di Ellan Vannin, a riprendersi lo scettro di Re del Tourist Trophy. Nel frattempo i regolamenti del TT sono cambiati, con l’introduzione – l’anno precedente – della categoria Formula 1 dedicata alle grosse sportive derivate dalla serie. Per il suo inaspettato ritorno Hailwood sceglie Ducati e la sua 900 SS, cavalcatura sulla quale sfider la Honda di Phil Read e che, proprio grazie a quest’impresa, diventer una delle moto pi iconiche del marchio di Borgo Panigale. Per la verit il 38enne britannico non si lascia andare a dichiarazioni di guerra prima della gara: le moto si sono evolute, lo stile di guida cambiato, si sente arrugginito ed acciaccato, tanto da chiedere a Mike Grant di “tirarlo” un po’ per permettergli di memorizzare nuovamente il tracciato e riacquistare gli automatismi della guida. “Fu come se Dio mi avesse chiesto di spiegargli la Bibbia” dichiarer successivamente lo specialista inglese del TT. La gara si trasforma un trionfo, un’impresa leggendaria che nemmeno un fuoriclasse come Phil Read riesce ad arginare. La bicilindrica a coppie coniche, che conta su un ottimo telaio a discapito di un motore meno prestante rispetto a quello delle rivali, taglia per prima il traguardo di Glencrutchery Road ammutolendosi subito dopo la bandiera a scacchi. La fortuna aiuta gli audaci, si dice.

esperienza ducati
E Mike Hailwood, di audacia, ne ha da vendere. Da quell’esperienza vittoriosa Ducati tirer fuori anche una serie speciale, la strepitosa 900 Mike Hailwood Replica che sarebbe poi diventata la fonte d’ispirazione di Pierre Terblanche per l’esotica serie limitata MH 900e dei primi anni 2000. Dopo un altro successo al Senior TT 1979 con una Suzuki 500, Hailwood appende definitivamente il casco al chiodo per dedicarsi ai figli e alla moglie Pauline: questo s, davvero l’epilogo della fantastica parabola agonistica di Mike The Bike. Purtroppo, nonostante una radiosa carriera che lo ha consegnato di diritto all’Olimpo del Motociclismo, la storia di Mike Hailwood non ha un lieto fine. Si chiude drammaticamente su una strada del Warwickshire, contro un camion che fa inversione di marcia, in uno schianto che oltre a Mike si porta via anche la figlioletta Michelle di 9 anni. David, di 6 anni, viene estratto dai rottami della Rover SD1 e riuscir a sopravvivere. E’ il 23 Marzo 1981, esattamente tre anni dopo la strepitosa affermazione sull’Isola di Man. Una beffa, per uno che ha passato pi di 20 anni a giocare con la sorte ad oltre 200 all’ora. Quel terribile incidente, che si porta via due vite umane, mette la parola fine all’esistenza terrena di Mike Hailwood ma non riuscir a cancellarne il mito. Il suo nome si pu ancora leggere al quarto posto della classifica dei piloti pi vittoriosi di tutti i tempi, dietro ad altre leggende come Giacomo Agostini, Angel Nieto e Carlo Ubbiali. 76 gare vinte, 14 Tourist Trophy, a quota nove in termini di Mondiali vinti: proprio come quel Valentino Rossi che a 40 anni, allo stesso modo di Mike, non ha ancora perso la voglia di mettersi in gioco. Ma, soprattutto, il nome e le gesta di Mike The Bike rivivono ancora nei ricordi di coloro che lo hanno visto correre, di chi lo ha visto sfrecciare a tutto gas in sella ad uno dei suoi bolidi urlanti: per loro s che Mike The Bike , e rimarr, il pi grande di tutti i tempi.

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