1 maggio, Di Maio: “Spero sia l’ultimo senza salario minimo”


“Spero sia l’ultimo Primo maggio in cui in Italia non c’è il salario minimo orario, perché chi lavora deve avere una paga oraria che gli consenta di arrivare a fine mese. Sennò non è lavoro, è essere sfruttati”. Così il vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio in occasione della Festa dei lavoratori (PERCHE’ SI FESTEGGIA). Intanto Maurizio Landini, alla sua prima Festa del lavoro da segretario generale della Cgil, in un’intervista a Repubblica lancia un appello all’unità dei sindacati: “Le ragioni storiche, politiche e partitiche che portarono alla divisione tra i sindacati italiani non esistono più. Oggi possiamo avviare un nuovo processo di unità tra Cgil, Cisl e Uil”, afferma. Sull’appello di Landini, Di Maio commenta: “Se loro hanno un progetto per mettersi insieme, questo è un progetto loro e io lo guardo con atteggiamento laico. Non tifo per uno o l’altro”. Il dialogo con i sindacati, continua il ministro del Lavoro, “è imprescindibile”. Oggi i sindacati celebrano il 1 Primo maggio a Bologna con una manifestazione nazionale dal titolo “Lavoro, diritti, stato sociale – La nostra Europa”. Altri cortei sono previsti a Torino, dove alla manifestazione partecipano anche Anpi e i No Tav (con qualche tensione con la polizia), e a Milano, con partenza da Porta Venezia. Due i concertoni, in piazza San Giovanni a Roma e a Taranto.

Di Maio: “È la festa in cui io devo lavorare sempre di più”

“Il primo maggio come ministro è la festa in cui io devo lavorare sempre di più”, prosegue Di Maio. “È la festa in cui il ministro del Lavoro festeggia non nel senso che non lavora, ma che deve lavorare di più perché è la giornata in cui mi ricordo che bisogna fare di più, ad esempio sulle morti sul lavoro”.

Landini: “Sindacato deve allargare la sua rappresentanza”

Negli auspici di Landini c’è un nuovo sindacato unitario che nasca “dal basso, dalla partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori iscritti e non, assecondato dalle scelte dei gruppi dirigenti”. “Perché – aggiunge – non deve essere un’operazione degli apparati burocratici”. Landini immagina che i tempi per arrivare all’unità tra Cgil, Cisl e Uil “siano adesso. È ora che c’è una richiesta perché nel lavoro e nella società si costruisca una risposta alla frantumazione dei diritti e dei processi produttivi. In questo quadro va rafforzato il ruolo del sindacato e della contrattazione nei luoghi di lavoro. Il sindacato deve allargare gli spazi della sua rappresentanza, dobbiamo sempre più far entrare nelle nostre sedi e nelle nostre piattaforme rivendicative i nuovi lavori, le differenze di genere, l’attenzione per l’ambiente”.





Data ultima modifica 01 maggio 2019 ore 10:22


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